Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

"Troppi pochi soldi dall'affitto delle bancarelle sul Tevere"

"Perché gli introiti per la Regione sono così bassi?" denuncia la consigliera del I municipio Nathalie Naim che rilancia anche sul problema dell'inquinamento acustico

Musica alta oltre gli orari prestabili, ma soprattutto introiti troppo bassi per la regione per quanto riguarda i costi di affitto degli stand. Questo il fulcro della denuncia della consigliera del Municipio I Nathalie Naim che, al Corriere della Sera, dichiara: “Costi irrisori fronte di guadagni cospicui. Gli operatori mi hanno rivelato che, per l'affitto di uno stand da 16 metri quadrati si pagano circa 22mila euro, ma perché il business sia proficuo ne servono almeno due. Evidentemente gli utili sono appetibili. Del resto, i prezzi di un drink (8 euro) o di una cena al tavolo (30) sono tutt'altro che popolari. Ma perché gli introiti per la Regione sono così bassi?”.

Quindi, consigliera Verdi si concentra anche sul volume di guadagni dei paninari: “Nel weekend un chiosco vende, in media, circa 400 toast”, cifre che, secondo la Naim, si attesterebbero intorno ai 6 mila euro mensili.

Da Lungotevere alla Pisana il passo è breve e la consigliera punta il dito proprio contro la Regione: “La Pisana, però, nel tavolo tecnico di aprile ha ribadito il divieto di affitto o subconcessione degli spazi sulle banchine, pena la decadenza. Tuttavia, da accertamenti dei vigili urbani le attività commerciali all'interno delle manifestazioni risultano intestate a terzi”.
Continua la Naim: “Dal 2007 al 2010, la giunta regionale ha concesso deroghe sempre più generose al pagamento del canone. Il tetto di rate ammissibili è salito da 12 a 60 mensilità per agevolare gli imprenditori in tempi di crisi”.


Infine uno sguardo ai romani: “Qual è il vantaggio per i cittadini martellati da rumori assordanti? La musica dovrebbe cessare alle 24, quando terminano le iniziative culturali - ricorda - invece rimbomba fino a notte inoltrata, sforando i limiti consentiti (tra i 35 e i 50 decibel a seconda delle zone, mentre in molti casi le vibrazioni sfiorano i 90). Ancor più grave è che la maggior parte delle manifestazioni sia sprovvista di nulla osta per l'impatto acustico”.

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