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Autonomie regionali e i rischi per Roma: Zingaretti parla, Raggi ancora no

La sindaca: "Presto dirò la mia". E la consigliera Grancio deposita mozione per chiedere che il tema venga affrontato in Assemblea capitolina

"Farò delle dichiarazioni specifiche su questo. Non vi preoccupate"Sull'intesa per le Autonomie delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, la sindaca Raggi ancora non si esprime. Il provvedimento, una bozza che approda oggi in Consiglio dei ministri, non coinvolge direttamente il Lazio, ma rischia di avere delle pesanti ricadute in termini occupazionali e di risorse sull'intero Paese, Roma in primis. Per dirne una: i 200 mila dipendenti della scuola, tra i settori da decentrare insieme a sanità, ambiente, rifiuti, infrastrutture, per dirne solo alcune. 

Un testo quello in via di approvazione che spacca il governo a livello centrale. Fortemente sostenuto dalla Lega che ne ha fatto una bandiera, vede contrario la parte del Movimento Cinque Stelle più ortodossa e meno disposta a dare l'ok a quella che i detrattori hanno già ribattezzato "la secessione dei ricchi". E proprio in questo scontro, Raggi potrebbe fare da "testa d'ariete" dei grillini. Ancora non si è espressa, appunto, ma sarà chiamata necessariamente a farlo e con ogni probabilità non sarà morbida. 

Mentre a pressare la sindaca c'è la consigliera ex grillina oggi in Dema, Cristina Grancio. "La sottrazione di risorse e competenze alla Capitale - prosegue la consigliera - potrebbe inoltre produrre a breve termine pesanti conseguenze negative sul ruolo istituzionale e sull'economia della città, un rischio a fronte del quale si registra, ad oggi, l'assordante silenzio della Sindaca Raggi. Per questo ho depositato in Assemblea capitolina una specifica mozione con la quale invito l'amministrazione della città a pronunciarsi chiaramente contro un'autonomia iniqua per i cittadini e penalizzante per la città di Roma e chiederò in conferenza dei capigruppo che il voto sia calendarizzato al più presto".

Si è espresso con una parziale bocciatura del modello anche il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti: "Il significato della parola autonomia è uno solo. Invece, al vaglio del Governo ci sono due idee di autonomia. Io credo che sia possibile sostenere quella che migliora l'efficienza dello Stato e sia necessario dire un forte no a quella che distrugge l'Italia: sì a migliorare l'Italia, ma no a distruggerla". Il riferimento del governatore va alle due diverse tipologie di bozza: quella di Lombardia e Veneto, che "di fatto vorrebbe sottrarre risorse al resto del Paese" e quella dell'Emilia Romagna, guidata dal collega dem Stefano Bonaccini, che "punta a una gestione diretta e più efficiente di risorse che lo Stato già spende per competenze che verrebbero trasferite alle Regioni, senza creare disparità tra i diversi territori italiani". 


 

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