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Interno di un autodemolitore su viale Palmiro Togliatti

Interno di un autodemolitore su viale Palmiro Togliatti

Autodemolitori: "Non siamo irregolari e le aree per il trasferimento non ci sono, dall'assessora Ziantoni solo falsità"

A RomaToday parla Elena Donato, presidente di Arder, principale associazioni di categoria degli autodemolitori romani a seguito dell'intervista rilasciata al nostro giornale dall'assessora ai Rifiuti

Le aree di trasferimento non ci sono, sono vecchie, già bocciate, e mai comunicate in atti ufficiali. L'iter illustrato dall'assessora per accedervi non sarebbe quello corretto, e le indagini della Procura presenti sul terreno non interessano gli autodemolitori. Così, con queste e ulteriori argomentazioni dettagliate, l'Arder (Associazione degli autodemolitori romani con 46 iscritti su circa 90 impianti cittadini) replica duramente all'assessora M5s Katia Ziantoni. 

La titolare del dossier rifiuti in Campidoglio, nominata dalla sindaca cinque mesi fa, ha fatto il punto la scorsa settimana a RomaToday sul piano di spostamento in programma (ma mai attuato) per le attività che si occupano della rottamazione dei veicoli a Roma, in particolare per quelle che insistono nel parco archeologico del quartiere Centocelle. Scatenando la protesta dei titolari. 

Autodemolitori - Parla l'assessora Katia Ziantoni

"Le aree per il trasferimento non ci sono"

"Quelle dichiarate dall'assessore sono tutte bufale o quasi" spiega al nostro giornale la presidente dell'Arder, dottoressa Elena Donato. "Quelle citate sono aree vecchie, già proposte con l'Accordo di programma del '97 che ha fissato il trasferimento delle attività, ma mai assegnate. E non esistono atti ufficiali nelle quali ci vengano proposte". Il riferimento va a terreni presenti nelle zone di Santa Palomba, Casal Bianco, via della Chiesuola, Torre Spaccata, più una lista di altre 17 aree compatibili. Confermate come disponibili ad accogliere i rottamatori dall'assessora Ziantoni ma che ai diretti interessati non risultano.

"Ecco come funziona l'iter"

Altro punto contestato. L'assessora grillina sostiene che siano le singole attività a dover fare domanda al Comune per il trasferimento, e che al momento siano impossibilitate a farlo perché "tutte irregolari". "Non è assolutamente vero - spiega Donato - l'Accordo di programma di cui sopra prevede un'istruttoria tramite la quale gli enti preposti (Comune, Regione ed ex Provincia, ndr) comunicano tramite apposite determine lo spostamento. Non è prevista nessuna domanda. Ed è un obbligo da parte del Comune questa procedura, perché le attività rientrano nella filiera dei rifiuti". Senza contare, ricorda Donato, che a garanzia del trasferimento altrove gli autodemolitori pagano una fideiussione da anni di circa 1000-1200 euro l'anno. 

Detto ciò, "non è vero che le attività sono irregolari e non hanno rispettato i dettami del Comune". O meglio, a seguito delle richieste dell'ente locale di adeguarsi alle normative ambientali, "i titolari hanno presentato progetti, secondo quanto stabilito dal Tar nel febbraio 2019, ma nessuno li ha mai controllati". Nel frattempo doveva avvenire lo spostamento fuori dal parco, secondo un emendamento alla Legge di Stabilità regionale del 2018, da parte del Campidoglio. Spostamento che non è mai diventato realtà. Tempo nel quale comunque le attività sarebbero potute rimanere aperte, secondo ordinanza del Tar di febbraio (che RomaToday ha potuto visionare) in via provvisoria al netto del vincolo sull'area verde, considerato non ostativo alla presenza dei demolitori. 

"Nessuna indagine della Procura"

Sempre secondo quanto riferisce l'associazione di categoria, le indagini della Procura sull'area di viale Togliatti, di cui parla l'assessore Ziantoni, non riguarderebbero gli impianti di autodemolizione ma piuttosto la fascia di terreno subito retrostante, dove sono stati interrati rifiuti a seguito dello sgombero dell'ex campo rom Casilino 900. "Gli autodemolitori sequestrati (tra l'altro ci sono stati quattro dissequestri la scorsa settimana), non erano fermi per reati ambientali".  

Ricapitolando, la versione fornita dalla principale associazione di categoria degli autodemolitori è ben diversa da quella comunale. Un braccio di ferro non nuovo. Secondo i proprietari, le attività sono chiuse dal 2018 (aperte solo per la vendita dei pezzi di ricambio) nonostante siano stati presentati progetti provvisori di adeguamento, a loro dire mai controllati dal Campidoglio, e in attesa di un trasferimento che è competenza comunale organizzare e che invece è ancora lettera morta. Non ci sarebbero indagini della Procura sulle singoli attività ma su attività di inquinamento nell'area adiacente non a loro imputabili. Uno scontro tra le parti che va avanti da decenni, impedendo di risolvere il problema: liberare il parco dagli impianti, e consentire a essi di operare, regolarmente, in sicurezza. 


 

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