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Madalina Gavrilescu nel teatro dell'occupazione di Casal Boccone (Foto Facebook)

Madalina Gavrilescu nel teatro dell'occupazione di Casal Boccone (Foto Facebook)

Madalina l'attivista dei movimenti che doveva lasciare l'Italia: la Prefettura la caccia, il Tribunale dichiara illegittimo l'atto

Il 9 aprile il tribunale di Roma ha dichiarato illegittimo il provvedimento di allontanamento dall'Italia emesso nel 2018 dalla Prefettura a carico di Madalina Gavrilescu, attivista del Movimento per il diritto all'abitare

Il provvedimento di allontanamento emesso dalla Prefettura ormai oltre tre anni fa a carico di un’attivista del Movimento per il diritto all’abitare è stato dichiarato illegittimo dal tribunale di Roma. Lo scorso 9 aprile, la diciottesima sezione civile ha accolto il ricorso contro il ministero dell’Interno e la Prefettura avanzato dall’attivista e ha emesso un’ordinanza che respinge il provvedimento. 

La storia, raccontata nel gennaio del 2019 da Romatoday, è quella di Madalina Gavrilescu, 41 anni, originaria della Romania e residente in Italia da oltre dieci anni. Il 15 gennaio del 2019 le era stato notificato un provvedimento di “allontanamento dal territorio nazionale per motivi di sicurezza non imperativi”. Nessuna condanna, ma alcune denunce relative a manifestazioni pubbliche alle quali aveva partecipato in qualità di attivista del Movimento per il diritto all’abitare, e che non avevano mai portato ad un processo, per la Prefettura erano prova di “mancanza di integrazione sociale”. Madalina avrebbe dovuto lasciare il territorio italiano, dove vive, lavora e studia, e non tornarci per cinque anni. 

Abbiamo portato all’attenzione del giudice una serie di attività lavorative, di studio e di interesse sociale che Madalina svolge regolarmente da quando vive in Italia e anche la sua situazione sanitaria”, spiega a Romatoday l’avvocato Francesco Romeo, che insieme all’avvocato Antonello Cervo, ha difeso Madalina. “Abbiamo dimostrato che non è una persona pericolosa”. 

Si legge nella sentenza: “Gavrilescu è presente in Italia a far data dal 2009 e, come da documentazione versata in atti dalla difesa della ricorrente, ha compiuto percorsi di studio e di integrazione sul territorio, anche tramite il mondo delle associazioni e del volontariato”.

Madalina, che ha fin dall’inizio ha sottolineato il peso “politico” del provvedimento, ha detto a Romatoday: “Abbiamo sempre sostenuto che si trattava di una decisione assurda e ora, finalmente, abbiamo avuto la conferma in tribunale”. Poi ha raccontato: “In questi due anni non ho mai rinunciato al mio diritto a manifestare perché tutti possano avere una casa, accesso alle cure e allo studio. Ho continuato a tenere il doposcuola all’interno dell’occupazione di Casal Boccone e a partecipare alle iniziative teatrali che organizzo ormai da anni. Anche il mio personale percorso lavorativo e di studio continua e l’anno prossimo prenderò il diploma in Servizi socio-sanitari. Vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto”.  

Soddisfatti anche i Blocchi precari metropolitani che hanno commentato: “L’accusa di mancata integrazione e pericolosità sociale è venuta meno, disvelando il tentativo di costituire un inquietante precedente di misura preventiva verso l’attivismo quotidiano di uomini e donne che non rinunciano a lottare per i propri diritti e la propria dignità. Riteniamo che questa ordinanza sia il frutto, oltre che dell’impugnazione del dispositivo che i nostri legali hanno smontato pezzo per pezzo, anche della campagna di solidarietà con Madalina di fronte al rifiuto di un’idea di integrazione concepita come sudditanza e contro l’uso discrezionale di strumenti amministrativi per silenziare il dissenso e la libertà di movimento”.

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