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Acea, è polemica sugli stipendi d'oro dei vertici: De Luca chiede un Consiglio straordinario

A chiedere di fare luce sulla municipalizzata il consigliere De Luca: "Perché un'azienda al 51% pubblica e con un debito di quasi 3 miliardi non pratica nessuna spending review e mantiene super stipendi?"

Non solo il sindaco Marino. L'attacco ai vertici dell'Acea arriva anche dal Consiglio Comunale. A sollevare la polemica è il consigliere Athos De Luca, presidente della Commissione Ambiente. Al centro della contestazione i super stipendi percepiti dai manager della municipalizzata dell'acqua e dell'energia capitolina al centro nei giorni scorsi di uno scandalo portato agli onori della cronaca dal sindacato Uil. “Perché in tutti i siti delle aziende partecipate di Roma Capitale sono riportati gli stipendi dei dirigenti tranne che in Acea? Perché un'azienda al 51% pubblica e con un debito di quasi 3 miliardi non pratica nessuna spending review e mantiene super stipendi?” tuona il consigliere Pd che chiede una seduta straordinaria dell'Assemblea Capitolina. Stipendi d'oro che per De Luca sono in contrasto con “il bilancio fortemente negativo dell'attuale gestione di Acea, dove si riscontra una forte contraddizione tra i costi della dirigenza e i risultati ottenuti”.

I numeri sono da capogiro. Secondo “un dossier presentato dal sindacato” lo stipendio lordo dell'amministratore delegato di Acea, Paolo Gallo, è di 790 mila euro, 36 mila in più dello scorso anno. Una cifra che “secondo indiscrezioni provenienti da ambienti Acea” potrebbe essere ancora più alta: 1 milione e 800 mila euro, sommando i vari bonus. Più basso ma non certo da fame la retribuzione del presidente Giancarlo Cremonesi: secondo quanto riporta De Luca ammonta a 408 mila euro. Infine “il presidente del Collegio dei sindaci, Enrico Laghi a 286mila” scrive l'esponente Pd.

Numerosi gli interrogativi posti da De Luca. “Perché un'azienda che mantiene ancora numerosi quartieri, come il Casilino, senza allaccio in fogna e non riesce neppure a gestire correttamente il rapporto con la propria utenza, dando vita allo scandalo delle 'bollette pazze', elargisce super stipendi ai dirigenti e ai vertici? Perché i dirigenti e i vertici di Acea non si autoriducono gli stipendi come si sta facendo in tutte le aziende pubbliche partecipate? Perché l'attuale cda, come avviene in tutte le società serie, non si è presentato dimissionario al nuovo azionista insediatosi in Campidoglio, ma rimane legato alla poltrona?”.

Molte le domande di De Luca. “Perché un'azienda a maggioranza pubblica mantiene al suo vertice un presidente che cumula più 18 incarichi in altri enti e società? Perché un'azienda quotata in borsa che gestisce in regime di monopolio il servizio idrico del più grande bacino di utenza d'Italia, oltre al settore elettrico, non ha una strategia e un piano industriale adeguato alle enormi potenzialità ed eccellenze che potrebbe esprimere? Perché Acea ha venduto per fare cassa tutto il fotovoltaico che aveva in Italia per 140 milioni, nel momento in cui su queste tecnologie si sta puntando in tutto il mondo per ridurre l'inquinamento e risparmiare sulle bollette?”.

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