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Equitalia bussa alla porta dell'Ater: sulle case popolari spada di Damocle da 300 milioni di euro

A tanto ammonta il debito che l'azienda ha accumulato verso il Comune di Roma, per il mancato pagamento dell'ICI

La cartella esattoriale di 72 milioni di euro che ad inizio aprile Equitalia ha recapitato all’Ater è stato solo un assaggio.  La fetta di una torta che vale molto di più, e cioè circa 300 milioni di euro. A tanto ammonta il credito che Roma Capitale vanta verso l’ex Incis, rea di non aver versato l’ICI per gli immobili di sua proprietà.

LA PREOCCUPAZIONE - La prima preoccupazione è andata verso gli stipendi dei dipendenti. “L’unico risultato, dopo i commissariamenti voluti dalla politica regionale delle ATER , è che i dipendenti delle ATER si stiano accollando il debito delle rispettive aziende” ha commentato  il Segretario CISL FP Roma e Lazio Giancarlo Cosentino. Sul piatto sono infatti finiti gli stipendi di 470 dipendenti, motivo per cui i sindacati confederali  lo scorso 26 aprile hanno indetto uno stato di agitazione del personale, chiedendo al tempo stesso la Prefetto una conciliazione “per tutelare il prioritario diritto dei lavoratori alla retribuzione”.

LA NECESSARIA RIFORMA - Dall’Associazione Inquilini Ater è stata intanto espressa “vicinanza e solidarietà ai  dipendenti che rischiano di restare senza stipendio a causa del pignoramento dei conti dell’Azienda da parte di Equitalia -  dichiara Manuel Gagliardi - Riteniamo sia necessario un cambio di strategia  anzitutto delle istituzioni che devono dare il via ad una riforma non più rinviabile per aprire una nuova stagione dell’abitare che riduca i costi ed avvii una fase di espansione e sviluppo dell' edilizia sociale”.

GLI SCENARI - Intanto l’Assessore regionale Fabio Refrigeri, incontrato il Commissario  Ater Tamburino e il Direttore Mazzetto, ha chiesto lo sblocco degli stipendi che era stata la conseguenza del pignoramento dei conti relativi per un importo di 72 milioni. Resta però la spada di Damocle dei 295 milioni di euro a pendere sulla testa dell’Azienda. Sarà determinante la posizione del Comune di Roma i cui referenti però, all’appuntamento in Regione Lazio, non si sono presentati.
 

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