Atac, la spending review colpisce i lavoratori: tagliati 200 euro

Con una nota interna, l'azienda capitolina ha comunicato ai lavoratori che l'integrazione contrattuale 2009-2011 viene 'decurtata' di un terzo

Non c'è pace per i lavoratori dell'Atac. L'azienda capitolina ha ridotto di un terzo la quota prevista dal contratto nazionale degli autoferrotranvieri firmato nell'aprile di quest'anno per 'coprire' gli anni 2009-2011 durante i quali i dipendenti hanno lavorato in assenza di rinnovo del contratto. Come ha spiegato l'azienda in una comunicazione interna ai dipendenti la decisione è stata dettata dalla legge nazionale in tema di spending review che impone alle aziende pubbliche il blocco delle retribuzioni dal 2010 per gli anni seguenti. La quota, il cosiddetto 'una tantum', ammonta a circa 700 euro totali per i tre anni per gli assunti con parametro medio. La prima tranche di 350 euro è già stata versata ai lavoratori mentre la seconda, che è stata riconosciuta questo mese, ha saldato solo i due terzi del totale, circa 100 euro.

A sollevare la polemica politica il consigliere comunale di Sel Gianluca Peciola: “L’azienda, venendo meno agli  accordi della contrattazione nazionale, ha indebitamento trattenuto una parte della retribuzione complessiva dovuta ai lavoratori, in modo unilaterale” denuncia il capogruppo di Sel. “Riteniamo inaccettabile il comportamento dell’azienda di trasporto pubblico capitolino. Provvedimenti di questa natura non possono che passare attraverso un confronto con i sindacati” termina la nota in cui si chiede di convocare un incontro con le realtà sindacali.

“L'Atac è l'unico caso in Italia ad aver applicato in questo modo la normativa nazionale. È inaccettabile” commenta il segretario del settore del Sindacato unitario lavoratori (Sul) Antonio Pronesti. “In questo modo i lavoratori non hanno subito solo una perdita salariale ma anche pensionistica. Senza considerare che questo episodio si inserisce nella situazione già drammatica dell'azienda stretta tra i debiti e i tagli del governo” continua. “Nonostante questo si continuano a pagare profumate buonuscite ai manager, si assumono nuovi dirigenti” conclude.

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