Atac, parte la cura dimagrante: via 30 manager

Venerdì il cda dell'azienda ha approvato le linee per la nuova organizzazione aziendale. Alla porta anche il direttore generale e il capo del personale

Prosegue l'operazione dimagrante di Atac, azienda al centro delle preoccupazioni del Campidoglio fin dall'estate scorsa quando l'assessore alla Mobilità Guido Improta lanciò l'allarme sui conti in rosso. Dopo la richiesta di agosto del nuovo amministratore delegato Danilo Broggi ai manager di auto-decurtarsi lo stipendio (accettato solo da 50 di loro con un taglio del 10%), arriva una sforbiciata al numero dei dirigenti. Da ottanta i manager di via Prenestina dovrebbero passare a una cinquantina con un taglio di circa 30 persone.

Un taglio annunciato più volte che solo ora si sta concretizzando. Già quest'estate quando in sede di cambio ai vertici della società era stata affermata la necessità di una radicale ristrutturazione, nel mirino erano finiti i 'troppi amministrativi' a fronte di una mancanza cronica di autisti e operai. Una malattia più volte diagnosticata per l'azienda capitolina e oggetto di diversi piani di riorganizzazione che però erano sempre rimasti sulla carta.

Venerdì scorso il consiglio di amministrazione dell'azienda del trasporto capitolino ha approvato le linee per la nuova organizzazione aziendale per i manager “in un ottica di razionalizzazione della gestione e di più chiara individuazione delle responsabilità operative e gestionali del management della società”. E per la prossima settimana si attendono “i relativi ordini di servizio”.

Oltre all'alleggerimento, ai piani alti di Atac prosegue anche il cambio di guardia ai vertici dell'azienda avviato con l'arrivo nei mesi scorsi del nuovo amministratore delegato Danilo Broggi. Ad essere stati messi alla porta il direttore generale Antonio Cassano e il capo del personale Riccardo Di Luzio. Entrambi, secondo indiscrezioni, verranno liquidati con buonuscite che hanno fatto storcere il naso a non pochi lavoratori dentro all'azienda: 1,3 milioni di euro il primo, 400 mila euro il secondo.

E di fronte al balletto delle nomine delle muncipalizzate è proprio la questione delle buonuscite milionarie a sollevare la polemica. Il punto è stato affrontato dalla presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale, Annamaria Proietti Cesaretti che all'agenzia Dire ha dichiarato: "Il problema delle buonuscite, che non riguarderanno solo Cassano ma anche, nonostante tutte le cause giudiziarie che lo riguardano, il licenziamento di Franco Panzironi da presidente della Multiservizi a causa del contratto blindato che costringerà a pagarlo a fine mandato, sono il risultato dei metodi della gestione e delle assunzioni nelle municipalizzate da parte della precedente amministrazione".

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