Atac lascia l'associazione di categoria, Usb scrive a Marino: "Grave decisione"

L'azienda capitolina lascia l'associazione di categoria rappresentativa per la discussione del contratto nazionale degli autoferrotranvieri: "Necessaria adattabilità per l'assetto contrattuale"

Atac ha revocato la sua adesione all'Asstra, l'associazione di categoria delle aziende pubbliche che operano nel settore del trasporto locale. La decisione è stata comunicata dall'azienda capitolina lo scorso 21 maggio: “Atac ha notificato ad Asstra la propria decisione di risolvere con effetto immediato il rapporto”. L'associazione dunque non rappresenterà più l'azienda capitolina in sede di contrattazione del contratto collettivo nazionale.

I MOTIVI - La società del trasporto pubblico locale romano ha evidenziato “che per rendere il trasporto locale funzionale alla crescente domanda di mobilità collettiva, sono necessari adattabilità dell'assetto contrattuale ed esigibilità delle relative regole, aspetti che pure motivano la disdetta” si legge in una nota. Atac spiega inoltre che “la scelta operata è coerente con il quadro delle iniziative volte a favorire il recupero economico e la crescita produttiva dell'azienda”.

ASSTRA - La decisione dell'Atac è stata commentata anche da Asstra che giudicato la scelta “sintomatica delle difficoltà non tanto o non solo dell'azienda romana ma di un intero settore”. All'ottenimento di questa conclusione ha contribuito anche “la difficoltà di rinnovare un contratto di lavoro per oltre 116.000 lavoratori, la maggior parte dei quali lavora per aziende tecnicamente fallite". Ecco il commento di Marcello Panettoni presidente di Asstra:“Sembra paradossale ma avvicinarsi al contratto nazionale degli autoferrotranvieri sembra generare una forma di strabismo. Da una parte l'ATM di Milano è uscita da ASSTRA accusandoci di non concludere il contratto nazionale della categoria e dall’altra Atac di Roma si dissocia perché ASSTRA insieme ad ANAV si è rimessa al tavolo in questi giorni per trovare una via d’uscita alla vertenza degli autoferrotranvieri, cercando di introdurre anche col contratto nazionale forme di maggiore produttività e flessibilità del lavoro per migliorare i servizi e l’economicità  delle gestioni aziendali”. Conclude Panettoni.“Comunque sia, rivolgendoci all'azienda romana in particolare, le auguriamo di trovare al più presto la strada del risanamento”.

CGIL – Intervistato a riguardo il segretario regionale di Filt Cgil Marco Capparelli ha commentato: “Posto che la discussione di un contratto nazionale non è un tema di mia competenza, a livello romano la decisione di Atac ci pone qualche interrogativo su cosa accadrà 'domani' dopo che una grande azienda di trasporto pubblico locale, per di più preceduta anche da quella milanese è uscita da Asstra”. In particolare, quale sarà il ruolo del contratto nazionale”. Quello che succederà quindi è tutto da capire. E rimane da comprendere anche se Atac, una volta uscita dall'associazione di categoria, potrà decidere o meno di rimanere estranea a un eventuale nuovo contratto nazionale degli autoferrotranvieri “che, ci tengo a specificare, è lontano dall'essere elaborato. Sarebbe provocatorio se dopo sette anni di attesa del rinnovo contrattuale i lavoratori non potessero usufruire dei benefici del nuovo accordo. Ma ripeto, stiamo parlando per ipotesi perché questa eventualità è lontana dal verificarsi. A noi interessa la salvaguardia ai diritti dei lavoratori e del salario dopo sette anni di stipendio fermo e lavoratori che tutti i giorni sono costretti a fare sacrifici per garantire servizio”.

USB SCRIVE AL CAMPIDOGLIO - In seguito alla notizia a dirsi pronta “ad assumere iniziative” è l'Unione sindacale di base che oggi ha inoltrato una lettera firmata da Roberto Cortese dell'esecutivo nazionale Usb Lavoro Privato al sindaco Ignazio Marino, al vicesindaco Luigi Nieri e all'assessore ai Trasporti e alla Mobilità Guido Improta, all'assessore al Lavoro casa ed emergenza abitativa Daniele Ozzimo e, per conoscenza, ad Atac chiedendo un incontro urgente. Come si legge nella missiva inoltrata alle istituzioni, Usb ritiene “grave che all'interno delle numerose difficoltà già esistenti nel settore si inserisca la palese minaccia di uno stravolgimento delle regole e dell'assetto contrattuale oggi garante per i lavoratori tutti”. Una decisione, quella di Atac, che per Usb è “ancora più grave” dal momento che si vuole ricondurre “al recupero economico dell'azienda”. La situazione, continua la lettera, “pone in uno stato di precarietà tutti i lavoratori”. Per questo motivo l'Usb chiede garanzie sui livelli occupazionali e sull'applicazione del contratto nazionale di lavoro da un lato e dall'altro “il mantenimento dei servizi di mobilità”. Per il sindacato di base pesa anche il fatto che la decisione sia stata assunta “senza previo confronto con le rsu e le organizzazioni sindacali”.

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MOVIMENTO CINQUE STELLE - Sulla vicenda si è espresso anche il gruppo capitolino del Movimento cinque stelle chiedendo “ufficialmente chiarimenti circa un atto apparentemente immotivato, unilaterale e di cui non si riescono a capire le reali intenzioni”. Scrive il M5S: “L’Azienda denota ancora una volta scarsa lucidità nell’affrontare le problematiche che hanno portato anche nel 2013 a una forte perdita, pari a 219 milioni di euro, in netto aumento rispetto agli anni precedenti”. Per il M5S nessuno dei punti fondanti dell'accordo del 30/11/2011 tra Atac S.p.a. e OO.SS., sono stati attuati, tra queste anche la razionalizzazione della rete di superficie attraverso l’incremento dei servizi metropolitani o l’internalizzazione dei processi manutentivi. A trovare applicazione “solo quelli relativi al personale, tra cui l’aumento e la rimodulazione dell’orario di lavoro”.

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