Raggi dribbla il referendum radicale, via libera all'affidamento fino al 2024

Raggi ipotizza lo stop alla gara prevista per il 2019

ANSA/CLAUDIO PERI

Procedere spediti sulla strada del concordato preventivo in continuità rinnovando l'affidamento in house ad Atac fino al 2024. L'ipotesi ha preso forma ieri al tavolo che l'assessore alla Mobilità Linda Meleo ha aperto con i sindacati ed è stata ribadita nel corso del consiglio straordinario del pomeriggio: l'amministrazione a Cinque Stelle è pronta a fermare la messa a gara del trasporto pubblico capitolino romano, prevista per legge nel 2019. Una strada percorribile dimostrando che sia la scelta più conveniente, sia dal punto di vista economico sia da quello del servizio, ma che va a scontrarsi con il referendum promosso dai Radicali con l'obiettivo di interpellare direttamente sulla possibilità di affidare i servizi di trasporto pubblico mediante gare pubbliche.

L'assessora alla Mobilità Linda Meleo ha ribadito anche ieri nella sua relazione in Aula la sua posizione contraria: "La proposta dei Radicali è una non soluzione, hanno ingannato i romani con quella raccolta firme perché per fare una gara del trasporto pubblico ci vogliono almeno quattro o cinque anni" ha detto in Aula. 

Le 33 mila firme però sono state depositate. "Il referedum è obbligatorio. In base al regolamento comunale la sindaca Virginia Raggi dovrà convocarlo indicando una data entro il 31 gennaio del 2018, probabilmente in una domenica tra marzo e giugno del 2018" spiega Riccardo Magi, il segretario dei Radicali Italiani.  "L'unico modo per evitarlo è che il Comune approvi una delibera che vada nella direzione richiesta dal referendum". Uno scenario che la Giunta Raggi ha escluso con chiarezza. "E' molto grave che l'amministrazione abbia deciso di prendere questa direzione quando c'è una richiesta di referendum pendente con le firme già depositate" continua Magi che ieri, nel corso dell'intervento della sindaca in Assemblea capitolina ha esposto lo striscione con la scritta 'Referendum'. "Vogliono disinnescare un meccanismo di partecipazione popolare e non interpellare i cittadini su un tema di cui si sta discutendo proprio ora".

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Per Magi molti aspetti del dibattito non sono stati chiariti: "Come fanno a dimostrare che l'affidamento in house ad Atac è la strada più efficiente se l'azienda è sull'orlo del fallimento? Il rischio, se non rispettano la normativa, è che il Comune possa subire un taglio del contributo nazionale per il tpl" continua Magi. "Che prospettive ci sono per il miglioramento del servizio per gli investimenti se i soldi che il Comune verserà nell'ambito della procedura di concordato saranno utilizzati per pagare in debiti?". Infine: "Con il concordato, per garantire il servizio potrebbe dover intervenire una figura terza che mette dei capitali per sostenerlo. Come selezioneranno questo soggetto privato che beneficierebbe dell'affidamento in house senza violare i regolamenti europei?".  Una cosa è certa per Magi: "Il referendum non si potrà evitare e faremo di tutto affinché possa incidere nei tempi richiesti dal quesito". 

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