Atac, Meleo difende la scelta del concordato preventivo. L'opposizione insorge

Divide la decisione di puntare sul concordato preventivo

E' una strada stretta ma secondo l'amministrazione pentastellata era anche l'unica da seguire. La scelta del concordato preventivo, annunciata dalla sindaca Raggi, viene difesa a spada tratta dalla sua assessora alla Mobilità. Ma inevitabilmente presta il fianco alle critiche dell'opposizione, preoccupata sia per il destino di un'azienda "la cui sorte è messa in mano ad un tribunale" e sia per il  futuro occupazionale dei suoi lavoratori, peraltro in fermento. Il 12 settembre i sindacati di base hanno infatti  già proclamato uno sciopero di quattro ore.

Un atto di responsabilità

Per Meleo, aver scelto il concordato preventivo "significa non far fallire Atac". Si tratta quindi "un atto di  responsabilità nei confronti dei cittadini e dei dipendenti". A fronte di un quadro caratterizzato da "speculazione e malagestione" l'amministrazione ha deciso "di andare contro corrente rispetto al passato, di cambiare rotta, evitando l'ennesima ricapitalizzazione". Secondo l'assessora capitolina alla Mobilità quest'ultima opzione avrebbe "solo fatto galleggiare il servizio senza migliorarlo, abbandonando di fatto i lavoratori e rischiando di lasciarli senza tutele".

Un passo verso lo smembramento

Di tutt'altro avviso è l'opposizione. Per il consigliere regionale Riccardo Agostini (Mdp) il concordato preventivo "una scelta scellerata" e costituisce un nuovo passo verso lo smembramento dell'azienda di trasporto pubblico più grande d'Europa". Agostini, che auspica l'intervento del Governo, ritene in sostanza che quella del concordato rappresenti "un salto nel buio per il quale i cittadini romani, gli utenti del servizio e i lavoratori pagheranno un conto salatissimo".

Il destino di Atac in mano ad un tribunale

La possibilità di uno smembramento è data dalla natura stessa del concordato preventivo. L'azienda potrebbe mettere sul piatto anche i propri asset, liquidando una parte dei propri bene per soddisfare le esigenze dei creditori. La presentazione del piano d'impresa per la riorganizzazione interna, necessita comunque dell'approvazione di un giudice.  Una condizione che non è ovviamente sfuggita all'opposizione. " Si sta rimettendo la sorte del trasporto pubblico capitolino in mano al tribunale – sottolinea Davide Bordoni, capogruppo  in Campidoglio di Forza Italia – Chiedere ai creditori di realizzare un piano di risanamento e rilancio insieme appare piu' come uno scaricabarile di responsabilità visto che e' un anno che la giunta pentastellata dice di lavorare ad un nuovo progetto che nessuno ha ancora visto".

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