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Immagine d'archivio

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Atac, corse bus in calo e immobili invenduti: ecco perché il concordato è a rischio 

Due le criticità rilevate nel bilancio 2018 che potrebbero far saltare il piano di concordato

Sono due le criticità che potrebbero mettere a rischio il piano di concordato. Ed è la stessa Atac a dare l'allarme nel rendiconto di bilancio 2018. Perché se è vero che i conti della municipalizzata dei trasporti, appena approvati, hanno un più davanti e un utile pari a circa 840mila euro, numeri salutati come "storici" dalla sindaca Raggi e dal presidente della municipalizzata Paolo Simioni, lo è altrettanto - come scritto nel rendiconto - che esistono  "rischi, incertezze e possibili criticita? nell’attuazione del piano concordatario". 

Stiamo parlando della procedura di risanamento delle casse di Atac, ratificata dal Tribunale fallimentare, per rientrare del debito mostre di 1,4 miliardi di euro. Che prevede, per il risarcimento ai creditori, una serie di impegni contabili presi davanti ai giudici.

Chilometri insufficienti

"Il primo pilastro del piano - si legge nel documento di bilancio - riguarda l’incremento quantitativo dell’offerta chilometrica". Nel 2018, rispetto al 2017, si è registrato un aumento di circa 3 milioni di chilometri percorsi, risultato di una media tra i più 5 milioni delle metropolitane e un meno 2 milioni della rete di superficie. Bus e tram sono il tallone d'Achille (vedi tabella in basso). La speranza è incrementare la cifra con i nuovi mezzi, 227 in totale quelli acquistati dal Comune tramite piattaforma Consip di cui 80 già in strada. 

atac-bilancio

Gli immobili invenduti

Ma a far vacillare il piano c'è anche il capitolo dedicato al patrimonio immobiliare, ancora da dismettere. Anche questo è scritto chiaro nel bilancio. "Il concordato prevede che un flusso finanziario significativo, pari a circa euro 92 milioni, provenga dall’alienazione degli immobili non strumentali", ma che "l’attuale destinazione d’uso e le dimensioni dei complessi immobiliari non rendono agevole identificare un mercato di riferimento", per cui "sussiste un’alea non solo rispetto al prezzo ricavabile dall’operazione ma anche con riguardo ai relativi tempi". Un'incertezza che pesa, e rischia di far saltare il banco. 

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