Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

Atac in bilico, senza proroga del servizio al 2021 a rischio "la rinascita dell'azienda"

Meleo corregge il tiro, ma con Stefàno conferma la centralità della proroga del contratto di servizio. Pesa però il no di ragioneria e avvocatura capitolina

L'assessora Linda Meleo, il presidente della commissione mobilità Enrico Stefano e la sindaca Virginia Raggi - Foto Ansa

L'allarme, le polemiche e la parziale marcia indietro. L'audizione dell'assessora alla mobilità Linda Meleo in commissione ha scoperchiato l'emergenza Atac accendendo, a 17 giorni dal pronunciamento del tribunale sulla procedura di concordato preventivo in continuità, i fari sul servizio pubblico dei trasporti. "Sarà a rischio senza concordato", aveva detto chiaramente la Meleo. Difficile sbagliare interpretazione. Tutti, dalla maggioranza all'opposizione fino ai giornalisti presenti, hanno colto chiaramente il senso delle sue parole.

Un pronunciamento onesto che dice sostanzialmente la verità: Atac è sull'orlo del baratro. Un miliardo e 350 milioni di debiti, una procedura per salvarla su cui dovrà pronunciarsi il tribunale e un piano industriale delicatissimo complicato da costruire, ma fondamentale per ottenere l'ok dai giudici. Una procedura, aveva spiegato Raggi a settembre, da cui "inizia la rinascita dell'azienda".

Cos'è il concordato, la procedura scelta dal Movimento Cinque stelle per salvare Atac

E proprio un tassello di questo piano industriale era oggetto ieri della commissione che ha ospitato le dichiarazione della Meleo. Il tassello è la proroga del contratto di servizio al 2021. Senza, il piano Atac traballa e se traballa il tribunale non darà l'ok e senza l'ok, appunto, metro e bus saranno a rischio. Il perché è presto detto. L'azienda avrebbe seri problemi a pagare i fornitori, gli stipendi e tutto quello che serve per far funzionare regolarmente il servizio. 

Sono bastate le dichiarazioni della Meleo per scatenare le polemiche, tanto nelle opposizioni (a mezzo stampa), quanto nella maggioranza stessa. Così l'assessora nel tardo pomeriggio è comparsa in video su facebook, siglando il passo indietro. "A Roma non c’è nessun rischio paralisi del servizio di trasporto pubblico. Alcune mie dichiarazioni sono state mal interpretate. Proverò a essere più chiara. Il servizio sarà assolutamente garantito. Questa Amministrazione ha un piano strutturato da portare avanti e un cronoprogramma definito. Non ci siamo mai tirati indietro davanti alle sfide e non lo faremo di sicuro oggi". 

Quindi il racconto sulla delibera di proroga del servizio ed una frase che sa di conferma delle dichiarazioni del mattino: "La delibera di proroga del contratto di servizio era ed è condizione imprescindibile al piano di concordato. La proroga serve a sostenere il piano industriale ideato per far ripartire Atac. Senza questo orizzonte temporale sarebbe venuta meno l’ipotesi di ripristino degli equilibri economico-finanziari e non sarebbe stato possibile un serio piano di investimento. La proroga fino al 2021 consente di pensare al bene dell’azienda, in concreto a investimenti per una nuova flotta, all’efficientamento del servizio".

Poche ore dopo è Enrico Stefàno, presidente della commissione mobilità, a ribadire il concetto. "La proposta di delibera di proroga dell'affidamento fino al 2021 è fondamentale per portare a termine una pianificazione che ha, come fine ultimo, l’erogazione di un servizio di trasporto pubblico efficiente e funzionale e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e retributivi, consentendo al contempo la soddisfazione dei creditori e i necessari investimenti". 

Un passaggio fondamentale quello della proroga del servizio. Dal 4 gennaio però tra i Cinque Stelle serpeggia un timore in più. A metterlo nero su bianco - come riportato da Il Messaggero - sono i tecnici del Campidoglio, in particolare Ragioneria generale e capo dell'avvocatura capitolina. La proroga del contratto di servizio al 2021 desta perplessità e presenta profili critici sia per le osservazioni dell'antitrust - già note da mesi - sia perché la proroga non deve comportare costi aggiuntivi. 

A mettere pressione alle mosse grilline c'è poi il referendum. I Radicali hanno raccolto le firme e aspettano l'indizione della consultazione per chiedere ai romani sulla messa a gara del servizio pubblico. Proprio la proroga bypasserebbe la consultazione e per questo i Radicali sono sul piede di guerra. "L'emergenza Atac - dichiarano Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli, rispettivamente segretario di Radicali Italiani e di Radicali Roma - presentata in questo modo, diventa il pretesto per procedere a una proroga illegittima, contraria alle normative europee, che potrà soltanto aggravare ancora una situazione già disastrosa a ulteriore scapito del servizio offerto ai cittadini". 

"Solo con il referendum", spiegano i due Radicali "sarà possibile superare un baratro che soffoca la città ormai da decenni. Siamo in presidio permanente a Piazza del Campidoglio: ci resteremo, tutti i giorni- concludono- fino a quando la consultazione non verra' convocata, e i cittadini potranno finalmente esercitare il diritto a pronunciarsi che viene loro garantito dalla legge".


 

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