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Roma nord nel caos, Masini: "Terreno franato non si toglie con la pala"

L'assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Masini, risponde alla domande di Romatoday sulle frane che da oltre due mesi bloccano Roma nord. "Stiamo facendo il possibile, non sono interventi di un giorno"

No, non bastavano "pala" e "cucchiaio". L'ironia dei residenti non fotografava la realtà. L'assessore ai lavori pubblici, Paolo Masini, ribatte ancora una volta sul punto, in risposta a polemiche e lamentele: nella gestione degli eventi franosi dell'alluvione di gennaio l'amministrazione si è mossa "senza perdere un solo giorno". I giorni però sono tanti, passano, Roma nord continua a fare i conti con un traffico infernale, con Tangenziale, Cassia e Panoramica chiuse o a carreggiata ristretta. E i commercianti lamentano il calo di introiti delle ultime settimane.    


Sono passati quasi tre mesi mesi dall'alluvione del 31 gennaio. Tra cantieri appena partiti e interventi ancora in fase di progettazione...Davvero non si poteva lavorare con più rapidità? 

Partiamo da un assunto: le ondate di maltempo del 31 gennaio e del 7 febbraio hanno causato su Roma una serie mai vista di eventi franosi. Non una, non dieci, ma sessantasei frane hanno sconvolto il territorio della nostra città. Su questi dissesti siamo intervenuti assieme a Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Municipi e geologi della Sapienza fin dal primo minuto, mettendo in sicurezza le strade e arrivando in alcuni casi - come quello della Panoramica - a riaprire la strada poche ore dopo il crollo. Spesso chi vede una frana dalla strada pensa che basti togliere la terra. Ma al di là dell'ironia, che pure apprezziamo, un terreno franato non si può togliere con un "cucchiaio" o una "pala", a maggior ragione se su quel terreno insistono dei palazzi, con famiglie a rischio per ogni movimento di terra. 
 
E cosa occorre fare, quindi?

Servono sondaggi geognostici, disboscamenti, microfrane artificiali per mettere in sicurezza il materiale in bilico, verifiche sulla stabilità di ogni singolo appartamento. Tutto ciò non è, purtroppo, cosa di un giorno, e non è un caso che a poche ore dalle frane il sindaco abbia detto che per il ripristino definitivo della Tangenziale ci sarebbero voluti sei mesi. Agli inizi di marzo abbiamo presentato il piano degli interventi: siamo in linea con quel cronoprogramma. Abbiamo riaperto Via Boccea, via Bausan, via di Malagrotta e via della Maglianella e avviato i ripristini finali di Cassia e Tangenziale. Nei prossimi giorni inizieranno i lavori su via Trionfale e sulla Panoramica. In tre mesi, come detto, avremo risolto la maggior parte delle criticità. 
 
Ha spesso dichiarato di non aver perso neanche un giorno nella gestione degli interventi. E altrettanto spesso ha parlato di "lungaggini burocratiche". Ci spiega meglio, con esempi concreti, quali sono stati gli ostacoli? 

Alcune delle aree franate - penso a via Cassia - non sono del Comune ma di privati, cui spetta secondo la legge l'onere di intervenire. Questo, ovviamente, apre dei fronti legali che rendono più faticoso l'intervento. Faticoso, ma non necessariamente più lungo: su via Cassia, grazie all'impegno della nostra Avvocatura e dei nostri tecnici, abbiamo perso "solo" 15 giorni rispetto ai tempi previsti, a fronte di contenziosi che, di solito, durano mesi se non anni. Non ci fermeremo, lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto.

Per la frana sulla Cassia, archiviato il ricorso al Tar da parte dei privati, che tempistiche può dare per la riapertura della strada? 

Il ricorso non è archiviato, l'ultima diffida, che ha fatto seguito all'ordinanza del Sindaco per consentire l'intervento in danno, ha consentito di aprire la strada ai lavori. Che dureranno poco più di due mesi. 

Per quanto riguarda invece la Circonvallazione Olimpica, i lavori veri e propri di consolidamento sono partiti il 1 aprile. L'opposizione, tramite interrogazione in aula, ha chiesto perché se Acer ha consegnato il progetto finale a metà marzo, i lavori sono cominciati solo due settimane dopo. Le facciamo la stessa domanda...

Assieme ad Acer abbiamo "incrociato" il progetto che l'associazione ci ha presentato con le informazioni dei geologi del CERI (Centro di ricerca, previsione, prevenzione e controllo dei rischi geologici) della Sapienza, e dei nostri tecnici. I tempi di co-progettazione erano calcolati: il 6 marzo abbiamo annunciato, assieme a tutti i soggetti coinvolti, che avremmo iniziato alla fine del mese. E così è stato. 
 
La frana sulla Panoramica pare la più complessa da risolvere. Quali sono le differenze rispetto ai caso di Olimpica e Cassia? E' verosimile una riapertura entro l'estate? 

Quando parliamo della frana della Panoramica parliamo di Monte Mario: un'area molto instabile, su cui si sono verificati una dozzina di dissesti. L'ultimo "appena" 20 giorni fa, e in una giornata di sole. Le ultime tre settimane di "calma idrogeologica" hanno consentito ai nostri tecnici e ai geologi dell'Università di avere gli elementi necessari per terminare la progettazione. Tra qualche giorno sapremo dare maggiori indicazioni sui tempi, l'impegno è ovviamente quello di riaprire completamente la strada il prima possibile. I cittadini possono seguire l'avanzamento dei lavori e della progettazione all'indirizzo comune.roma.it/infrastrutture nella sezione "aggiornamento frane", che aggiorniamo costantemente. 

Sarebbe cambiato qualcosa nei tempi di intervento con una maggior delega ai municipi nella gestione delle strade? Un evento del genere ha messo in luce forse la necessità di un reale decentramento agli enti di prossimità? 

Il decentramento è molto importante per la manutenzione e lo sviluppo dei territori. Ma in questo caso non avrebbe 'accelerato' i tempi, anzi: mettere in sicurezza e ricostruire una collina franata è un impegno economico molto grande per un Municipio. Ciò che avrebbe cambiato, realmente, sarebbe stata l'approvazione in tempi rapidi dello stato di emergenza da parte del Governo, che stiamo ancora aspettando. 

L'alluvione e il maltempo di gennaio hanno lasciato una pesante eredità su Roma, sia nel breve che nel lungo termine. Che insegnamenti ha potuto trarre sulla città e le sue criticità da quanto accaduto? Se succedesse di nuovo si muoverebbe allo stesso modo? 

Gli insegnamenti dobbiamo trarli tutti: Roma sorge su un territorio fragile, su cui l'intervento spesso dissennato dell'uomo ha aumentato i rischi idrogeologici. Pensiamo a via Trionfale: nel corso degli interventi di disboscamento e pulizia abbiamo trovato di tutto, da insediamenti abusivi a cavi di antenne telefoniche appoggiati sul pendio. Persino fognature che scaricano liberamente su Monte Mario, aumentando il rischio di crolli. Lotta senza quartiere all'abusivismo e rigore, nell'ottica di uno sviluppo sano del territorio. Questo è più di un insegnamento: è la linea di azione che questa Amministrazione ha messo in campo fin dal primo giorno. 

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