Roghi tossici: "E' reato e c'è la legge, servono più controlli"

A parlare è l'assessore all'Ambiente, Estella Marino: "Il fenomeno è da stroncare intensificando gli interventi da parte delle forze dell'ordine"

Roghi dal campo nomadi di via di Salone

Ormai a Roma est sono all'ordine del giorno. Tor Sapienza e Ponte di Nona sono i quartieri dei fumi tossici per eccellenza. Ma, è cosa nota, ce ne sono in tutta Roma: da Monte Mario a Magliana nubi nere, dense, dall'odore insopportabile, si levano nei cieli capitolini della periferia diventando parte del paesaggio. 

Particolarmente sviluppato nei campi rom, il fenomeno non si placa, per quanto segnalato, denunciato, fotografato, ripreso da videocamere e cellulari di residenti esasperati che di respirare diossina appena aprono le finestre non ne possono più. Eppure è reato, e a ricordarlo è lo stesso assessore all'Ambiente di Roma Capitale, Estella Marino, intervenuta stamattina ai microfoni di Radio Roma Capitale.  

“Chiariamo subito una cosa: i roghi di rifiuti abbandonati o nei campi nomadi sono un’attività illegale". A stabilirlo è il decreto legge licenziato mesi fa da Palazzo Chigi. Il Dl Terra dei Fuochi di febbraio 2014. Peccato che nel territorio capitolino bruciare materiale di ogni genere in discariche improvvisate ai margini della città sia diventata quasi prassi. E che la normativa, almeno per il momento, non si sia rivelata poi così incisiva. 

Eppure si parla espressamente di fuochi appiccati a rifiuti abbandonati, depositati in maniera incontrollata e in aree non autorizzate. Legge applicabile dunque anche ai roghi tossici dei campi nomadi. “Ora grazie alla nuova legge possiamo sanzionare in maniera decisamente pesante, fino a cinque anni di reclusione, i soggetti che accendono roghi illegali" ha proseguito la Marino. 

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E infatti giorni fa un uomo è finito in manette. Si faceva pagare per svuotare appartamenti, poi smaltiva divani e mobili a modo suo. L’accusa è quella prevista dalla nuova normativa: combustione illecita di rifiuti. Ma una rondine non fa primavera, e salvo casi sporadici, il giro di vite auspicato si fa attendere. Con l'assessore che sollecita ulteriori, e risolutivi, interventi: "Il fenomeno è da stroncare intensificando i controlli da parte delle forze dell'ordine". 

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