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Asili nido privati, c’è chi punta sulle liberalizzazioni: "Le convenzioni sono superate"

A margine della protesta per il nuovo bando sui nidi, si fa largo la proposta di superare le convenzioni. Sepiacci (Aninsei): "I soldi siano dati alle famiglie, insieme alla libertà di scelta tra le realtà regolarmente iscritte all'albo comunale"

Tra il Campidoglio che punta sull’incentivare gli asili comunali  e le grandi realtà come LegaCoop che chiedono più spazio per i nidi convenzionati, c’è una terza posizione. E’ quella espressa dai gestori di strutture private che, a prescindere dal bando, si sentono messi in ombra.

LA PROPOSTA -“Noi vorremmo che alle famiglie fosse lasciata libertà di scelta – spiega Goffredo Sepiacci il presidente dell’Aninsei, l’associazione di categoria della Confindustria – il Comune, per aver assunto le migliaia di lavoratrici private, ha necessità di puntare sulle strutture pubbliche. E noi questo lo capiamo. Invece non è chiaro perché si continui a penalizzare la libertà di scelta tra le famiglie”. E non tanto tra pubblico e privato. Ma tra le strutture che sono private,ma convenzionate. E quelle che non lo sono.

SUPERARE LE CONVENZIONI - “C’è un albo comunale, che censisce le tante realtà in grado di rispondere alla domanda delle famiglie romane. Al suo interno trovano spazio anche le ludoteche e  gli spazi Be.bi. parliamo quindi di un’offerta variegata, in grado d’intercettare le esigenze delle mamme e dei papà. Perché non se ne tiene conto?  – domanda il presidente di Anisnsei Roma e Lazio – il Comune spende fino a 720 euro per gli asili convenzionati. Secondo noi quelle cifre, andrebbero date direttamente alle famiglie, a cui poi dev’essere garantita libertà di scelta. Le convenzioni sono ormai superate: si dovrebbe invece puntare su un ventaglio più ampio di realtà, a condizione che siano regolarmente iscritte all’albo comunale”.

LA SCELTA DELLE FAMIGLIE - Una proposta diversa, rispetto alle rivendicazioni avanzate dal popolo dei nidi che sabato minaccia d’invadere il Campidoglio. Nel dibattito appena riapertosi con i bandi comunali, c’è dunque anche una terza via. E sembra condurre verso una sorta di liberalizzazione. “Lo ripetiamo ancora una volta – conclude Sepiacci – bisogna garantire alle famiglie la libertà di scegliere senza gravare sulle risorse del Comune. I soldi siano dati direttamente ai genitori che poi decideranno qual è la scelta migliore per i propri figli”. 

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