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Mercoledì, 29 Maggio 2024
il pasticciaccio / Pietralata / Via Vincenzo Barelli, 10

A Roma c'è un'area verde di nessuno che da 18 anni neanche il Comune vuole

Il terreno è di proprietà di una società (fallita) che ha costruito 3 palazzi in via Barelli a Pietralata. C'è un atto d'obbligo del 2005 per cederla al Campidoglio, ma il PAU non l'ha mai acquisita e aspetta il municipio. Trombetti (Pd): "Non possiamo rinunciare a un pezzo di città"

Quattromila metri quadri di verde incolto, a rischio incendi, confinante con una una caserma. A occuparsene sono gli stessi militari, per evitare il totale ammaloramento e mantenere un minimo di decoro, ma in teoria la responsabilità dell'area dovrebbe essere trasferita nelle mani del Comune. Solo che il Comune fa finta di niente, ma non da ieri. Dal 2005. Succede nel IV municipio, a Pietralata, due passi dal pronto soccorso Sandro Pertini e dall'area che probabilmente vedrà sorgere lo stadio di proprietà della Roma. Per Yuri Trombetti del Pd è "inaudito che si rinunci a un pezzo di città". 

Il terreno abbandonato a Pietralata

Una storia di burocrazia dormiente, rimpalli, lettere rimaste senza risposta, bisticci tra dirigenti e politici. L'ultima commissione patrimonio, convocata dal presidente Yuri Trombetti su richiesta del Comitato Popolare Monti di Pietralata, è la sintesi di una situazione che imbarazza l'amministrazione capitolina, fa arrabbiare i cittadini e mette paradossalmente l'uno contro l'altra gli stessi uffici capitolini appartenenti a dipartimenti diversi. In via Vincenzo Barelli c'è un'area verde di 4.000 mq destinata a verde e servizi pubblici secondo il Prg del 2008, di proprietà della Improgest Spa. Una ditta, in liquidazione dal 2013, che nel 2009 ha fatto in tempo a tirare su tre palazzine con un permesso di costruire del 2005. 

Il Comune non acquisisce l'area da 18 anni

Nello stesso anno, però, la Improgest Spa ha firmato un atto d'obbligo nel quale si impegna a retrocedere l'area verde al Comune di Roma, in virtù del permesso di costruire. "L'area ora è abbandonata - sottolinea Flavio Fianco, referente del Comitato Popolare Monti di Pietralata - e viene curata dalla caserma dei Granatieri di Sardegna che confina proprio con quel terreno. Hanno il nulla osta dell'impresa, per loro è fondamentale tenerla pulita per motivi di sicurezza". Ma perché a occuparsene sono i Granatieri e non il Comune, se esiste un atto d'obbligo risalente addirittura a 18 anni fa? Perché quel documento, senza che il Campidoglio faccia nulla, serve a poco. 

Il patrimonio scrive, urbanistica non risponde

"Abbiamo scritto più volte al dipartimento urbanistica, il primo deputato ad acquisire l'area - fanno sapere dall'ufficio del dipartimento patrimonio - e l'ultima volta fu nel 2017. Chiedemmo una documentazione integrativa e la reiterazione dell'interesse pubblico finalizzata alla deliberazione per l'acquisizione del terreno. La stessa Improgest Spa sollecitò il Pau a riguardo, senza ricevere riscontro. Il permesso di costruire alla ditta è stato rilasciato dal Pau in virtù della cessione dell'area, ma non c'è mai stato un atto notarile per l'acquisizione, va perfezionato questo atto che dev'essere bilaterale. Qualora ci fosse questo passaggio, noi in una settimana giriamo l'area verde a chi vuole occuparsene". Tra questi c'è il comitato di Fianco, ma prima uno tra dipartimento tutela ambientale e IV municipio deve diventarne responsabile per poi dare "le chiavi" ai cittadini volenterosi. 

Il dirigente: "Deve prenderlo il municipio, noi non ci pensiamo"

Il direttore dell'area urbanizzazioni del dipartimento urbanistica, l'ingegner Fabrizio Mazzenga, non la pensa così: "Se prendiamo l'area, chi la mantiene? - chiede ai commissari presenti all'incontro - . Perché noi prima di andare dal notaio dobbiamo essere sicuri che qualcuno se ne occupi, garantendo la sorveglianza, le potature, lo sfalcio. L'ufficio municipale non ha dato disponibilità ad oggi, in tutti questi anni, quindi noi non ci muoviamo in tal senso. Se qualcuno si fa male, la responsabilità è di Improgest. Non nostra". E il sottotesto è: "Per fortuna", senza neanche celarlo troppo. A questo punto il consigliere Pd e presidente di commissione, Trombetti, va su tutte le furie. 

La furia del consigliere Pd: "Inaudito, che figura ci facciamo"

"Non è accettabile che si regali un pezzo di città a una ditta privata - alza la voce rivolto a Mazzenga - solo perché il Comune non ha intenzione di prendersi la responsabilità di curarlo. La invito a rettificare ingegner Mazzenga, perché non ci facciamo bella figura, ci ascoltano i giornalisti e i cittadini. Non vorrei finissimo di nuovo a Striscia la Notizia". Ma del Gabibbo non c'è traccia, al suo posto replica Mazzenga: "Allora darò disposizione che l'area venga affidata a lei, Trombetti, così se qualcuno si fa male lo risarcisce di tasca sua". Il consigliere dem a fine commissione lancia una sorta di ultimatum, chissà se destinato a cadere nel vuoto: "L’ufficio del Pau entro quindici giorni deve prendere contatti con l’impresa - tuona -, perché non voglio regalare pezzi di territorio a un’impresa privata solo perché non si sa a chi darlo, poi va convocato un incontro con municipio e dipartimento patrimonio. Ma non è che non si immette nel patrimonio comunale perché non si sa chi deve occuparsene". Il municipio, in ogni caso, non è in commissione. 

Umberti (Presidente IV Municipio): "Gli uffici sanno qual è l'iter, noi parliamo per ultimi"

A contattarlo ci pensa RomaToday e la risposta non è certo risolutoria per la disputa che si è innescata tra parte politica e parte amministrativa. Massimiliano Umberti, minisindaco del IV, è chiarissimo: "Non comprendo il ragionamento dell'ingegner Mazzenga - esordisce - perché l'iter generalmente valido, su quell'area come su tutte le altre in condizioni simili, è che il Pau ne entri in possesso a seguito d'atto d'obbligo, passando poi il terreno al dipartimento patrimonio. In ultima istanza, fatte le dovute valutazioni ed eventualmente ricevute le giuste risorse economiche, noi come municipio possiamo intervenire e prenderne possesso trattandosi di area sotto i 20.000 mq. Ma noi siamo l'ultima voce a farsi sentire, sono i due dipartimenti a dover parlare per primi. E questo negli uffici del Pau lo sanno benissimo". 

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