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Una stazione radio base. Foto d'archivio

Una stazione radio base. Foto d'archivio

Roma paga l’assenza di un piano regolatore delle antenne: “Giunta Raggi naviga a vista”

L’assenza di una pianificazione controllata espone al rischio del proliferare di antenne: l'accusa di Ecoland

Manca un piano regolatore delle antenne. Ed in assenza di regole certe, si rischia la proliferazione di stazioni radio base. E’ questa la conclusione cui è giunta Ecoland, l’associazione impegnata nella tutela della salute dai campi elettromagnetici.
 
Roma è “impantanata nell’inerzia più assoluta”. Manca, ha spiegato Giuseppe Teodoro, vicepresidente di Ecoland, l’individuazione di un punto di equilibrio “nell’alveo della pianificazione controllata”, che sia in  grado di garantire “un bilanciamento degli interessi” tra la coperture della rete e la tutela della salute.

Le distanze da rispettare

Il compito dell’amministrazione si è ulteriormente complicato. il Consiglio di Stato, “con cinque sentenze pubblicate lo scorso gennaio”, ha spiegato Ecoland, è entrato nel merito del cosiddetto “limite distanziale” che è contenuto nel vecchio regolamento della Giunta Marino. E’ un punto cruciale, quello in cui si stabilisce che le antenne non devono distare meno di 100 metri dai cosiddetti luoghi sensibili. Nei ricorsi dei cittadini che avversano l'installazione di stazioni radio base vicino a scuole, ospedali e case di cura, è uno degli aspetti più importanti. 
 
Il Consiglio di stato ha stabilito che questo limite distanziale  “non rappresenta un criterio di localizzazione, bensì un divieto generalizzato e, come tale, può costituire un ostacolo alla realizzazione di una rete completa di infrastrutture di telecomunicazioni” ha spiegato Ecoland. L’amministrazione cittadina deve quindi intervenire definendo meglio la questione delle distanze. Cosa che si potrebbe fare, eventualmente, approvando proprio un piano regolatore delle antenne.

Il silenzio assenso

C’è un’altra lacuna che l’amministrazione deve colmare. E’ quella che riguarda il censimento delle aree di proprietà comunale. Non è ancora stato completato dal Dipartimento Patrimonio che di conseguenza “con il criterio di silenzio assenso rilascia, di norma, le autorizzazioni per le istanze di installazione di nuove antenne o loro adeguamenti”. Le conseguenze sono intuibili ed i cittadini finiscono per coprire, spesso a cose fatte, che dall’amministrazione non è stato posto alcun veto all’installazione di un impianto.

“E’ un autentico scandalo  ha concluso Ecoland - che spiega ancor più le pesanti responsabilità della Giunta in carica, che in questo delicato settore pare navigare a vista”. Anche perchè, l’assenza di risposte, si somma all’assenza anche del piano regolatore delle antenne.Una duplice carenza di cui finiscono per beneficiarne le aziende che gestiscono i servizi di telecomunicazione.

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