Venerdì, 25 Giugno 2021
Politica

Giunta Roma annullata, il Tar: “Una donna sola non è parità tra i sessi”

Il Tar ha pubblicato la motivazione della sentenza con cui dieci giorni fa ha annullato la giunta di Roma Capitale

A dieci giorni dal provvedimento con il quale i giudici amministrativi hanno annullato l'esecutivo di Roma Capitale per il mancato rispetto delle 'quote rosa', arriva oggi la pubblicazione delle motivazioni della sentenza emessa dalla II sezione del Tar, presieduta da Luigi Tosti, e redatte dal giudice Giampiero Lo Presti. Il tutto, in accoglimento dei ricorsi proposti dai Verdi di Bonelli, dalle consigliere comunali di Roma di Pd e Sel Monica Cirinnà e Maria Gemma Azuni, ed dalle consigliere di Parità della provincia di Roma e della regione Lazio, Francesca Bagni e Alida Castelli.

Ad avviso del Tar del Lazio "appare difficile ipotizzare, sul piano della ragionevolezza e della razionalità, che la presenza nella Giunta capitolina di un' unica donna, sebbene impegnata in un ruolo di rilievo, possa garantire un'adeguata attuazione dell'equilibrio di genere nella rappresentanza".

In contestazione c'erano: l'ordinanza del 14 gennaio 2011 di nomina della Giunta; l'ordinanza del 17 gennaio di affidamento dei compiti di indirizzo e controllo; l'ordinanza del 2 marzo con la quale il sindaco motivò la conferma della precedente giunta. I ricorrenti hanno ritenuto che l'esecutivo contrastasse con il parametro dell"equilibrio di genere a cui Roma si sarebbe autovincolato nel suo Statuto. Nella sentenza, il Tar inizialmente risponde all'avvocatura sull'eccezione di inammissibilità dei ricorsi per difetto di legittimazione ad agire dei ricorrenti, non vertendo il caso contestato con alcuna delle ipotesi tassative per le quali è consentita l"azione popolare, e per la non esistenza di alcun pregiudizio in capo ai ricorrenti. Tesi, questa, non condivisa dai giudici, i quali sostengono la legittimazione dei ricorrenti a contestare gli atti del sindaco in quanto "si deduce - si legge nella sentenza - non tanto, e non soltanto, la frustrazione del principio costituzionale generale delle pari opportunità, quanto la violazione della specifica norma introdotta dallo Statuto del comune di Roma che, nella disciplina della formazione della giunta, impone al sindaco, nella nomina degli assessori, di assicurare la presenza equilibrata dei due sessi". Da ciò, il fatto che la legittimazione va riconosciuta ai consiglieri comunali ma anche "a ciascun cittadino elettore, non già a titolo di azione popolare, bensì in quanto soggetto potenzialmente aspirante alla titolarità della carica". (Fonte Ansa)
 

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