C'è vita a sinistra. Andrea Santoro riparte dai municipi: "Basta rottamazioni, rigeneriamo Roma"

Andrea Santoro anticipa a Romatoday i contenuti del suo ritorno: "La politica vive ormai in una palla di vetro. Puntiamo sulla partecipazione dei cittadini"

Rilanciare la partecipazione, cercando di tenere insieme l'esperienza dell'amministratore con la buona volontà dei cittadini. La nuova sfida che Andrea Santoro ha deciso di lanciare è sintetizzabile in questi termini. Ed è, per l'ex presidente del Municipio IX, l'unico modo per garantire al territorio ed in generale alla Capitale, una prospettiva di governabilità. Dopo l'esperienza di "Santa Chiara" e la sfida alla corrente renziana nell'ultimo congresso romano, Andrea Santoro torna a parlare e prova mettere in moto energie ad oggi ferme e lontane dal dibattito della sinistra. RomaToday lo ha intervistato per provare a capire cosa si muove.

Andrea Santoro, avevamo perso le sue tracce in quest'ultimo anno. Niente post, mai una dichiarazione. Anche nel suo partito c'è chi sostiene si fosse ormai defilato. Cos'è successo?

Ho fatto un passo di lato. Ho partecipato ad un'esperienza congressuale che, anziché favorire il confronto, è stata impostata sui rapporti di forza delle truppe cammellate. Un appuntamento che giudico avvilente ed in cui c'erano tutte le  premesse della sconfitta che poi, inevitabilmente, a giugno è maturata. D'altra parte ho sempre più l'impressione che la politica viva in una palla di vetro. E' un mondo autoreferenziale, distante da quello reale. E questo vale anche per il Partito Democratico che ormai appare completamente sganciato dalle esigenze dei cittadini.

E' un percorso irreversibile?

No, io credo che si possa ripartire scommettendo sulla buona volontà delle persone. La settimana prossima pubblicherò una lettera aperta rivolta ai residenti del Municipio IX, a cui sono legatissimo. Ma anche ai romani. Voglio lanciare un appuntamento per il 27 settembre.

Cosa succederà in quella data?

Sarà un appuntamento aperto, civico. Un incontro rivolto a cittadini, professionisti e studenti che vorrebbero mettersi a disposizione per la città. Purtroppo hanno spesso prevalso altre logiche e per molti di loro gli spazi sono stati compressi. Nonostante questo ci sono persone nel territorio che non hanno fatto mancare il proprio contributo.

Non teme che alla fine, come spesso accade, prevarranno i condizionamenti della politica? Non teme le derive partigiane di questa o quella fazione?

Se guardo Roma sembra di stare nella scena finale del film “bianco rosso e Verdone”: la nonna di Mimmo che muore per un malore nella cabina elettorale, nell'indifferenza dei membri del seggio che invece sono impegnati a dibattere sulla validità della scheda.
Ecco, Roma sta morendo nella fossa che stanno scavando le tifoserie politiche dell’una e dell’altra parte. Non lo posso e non lo possiamo accettare. 

Ma esattamente cosa propone di fare?

Penso che la prima cosa da fare sia lavorare sui poteri da destinare ai municipi. Bisogna pensare a riorganizzarli. Io nell'ultima campagna elettorale avevo proposto di fare distretti da cinquemila-diecimila abitanti, un po' sul modello parigino, in modo da rendere più governabile la Capitale.  L'ultima grande riforma dell'amministrazione cittadina risale ormai al 1993, quando attraverso la figura di un city manager, all'epoca Pietro Barrera, si definirono i ruoli delle circoscrizioni e dei dipartimenti. In ogni caso bisogna dare spazio a quei cittadini che, le istituzioni ed i partiti chiusi a riccio, hanno lasciato ai margini. Anzi alla finestra. E che aspettano il loro momento per poter partecipare.

A parole sembra facile. Poi però ci sono i partiti che difficilmente lasceranno spazio ad una partecipazione puramente civica...

Da un paio d'anni sta governando il M5s e si sta trovando a dover gestire le stesse difficoltà che ho incontrato io durante l'amministrazione precedente. Qualche giorno fa mi hanno segnalato una foto del 2014 di Spinaceto. All'epoca quell'immagine era accompagnata dalle invettive di quello che oggi è un consigliere municipale dei 5 stelle. Ma nel frattempo la situazione non è  per niente cambiata e quel cassonetto, a distanza di anni, è nella stessa condizione del 2014. Questo significa che se non s'interviene, possono cambiare gli attori in campo, si può passare dal centrosinistra al centrodestra o si può scegliere di puntare sul M5s, ma alla fine, se la politica non cambia, non cambia nemmeno il risultato.

Il 27 settembre annuncerà il suo ritorno in politica?

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Vorrei provare a fare la mia parte, mettendo a disposizione tanti anni di esperienza e se posso dire, di maturità. Non significa candidarsi a qualcosa. Ma significa scegliere di dare una mano a chi vuole rigenerare e non rottamare. Perché a forza di rottamare, di questa città e del municipio rischia di non rimanere più niente.

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