Martedì, 26 Ottobre 2021
Politica

Bilancio fermo e impianti in alto mare: l'Ama a Cinque Stelle somiglia alla decrepita Atac

Il consuntivo della municipalizzata è bloccato dalle verifiche degli uffici capitolini. Intanto la maxi-gara da 188 milioni è andata deserta

“Si vuole portare Ama alla crisi e senza indicare progetti per il futuro”. I sindacati, che venerdì 28 settembre protesteranno in piazza Santi Apostoli, lo hanno scritto nero su bianco ormai da giorni: “Così si smembra l’azienda”. Dopo mesi con i fari puntati sul destino di Atac, i romani sono tornati dalle vacanze estive con un’altra municipalizzata nevralgica intenta a fronteggiare la chiusura del proprio bilancio, quella che gestisce il sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti in città. 

L’allarme è scattato all’inizio del mese, sempre per voce dei sindacati: “Gli stipendi dei dipendenti di Ama sono a rischio”. Motivo scatenante di tanta preoccupazione il bilancio dell’azienda fermo da aprile per verifiche su una partita da 18 milioni di euro proventi dei servizi cimiteriali. Il socio di maggioranza Roma Capitale, che il 21 settembre scorso ha disertato l’assemblea dei soci che avrebbe dovuto discuterne, non ha ancora dato il suo via libera. La posizione porta il nome e il cognom dell’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, deciso a verificare fino in fondo la legittimità di quei 18 milioni di euro già dichiarati nel vecchio bilancio consolidato da parte di Ama. Si tratta di “proventi dei servizi cimiteriali restituiti dalla società a fine 2017 perché spettavano all'ente pubblico Roma Capitale” ha spiegato lo stesso assessore nel corso di un consiglio straordinario sulla razionalizzazione delle partecipate capitoline. 

L’operazione rischia di mettere in seria difficoltà l’azienda su almeno due fronti. In primo luogo il ritardo nella programmazione del bilancio consolidato, ammesso dallo stesso Lemmetti, che se non verrà approvato entro il 30 settembre prossimo porterà al blocco delle spese per personale e nuove assunzioni e a quelle per gli investimenti per le aziende capitoline. Se le verifiche tecniche poi non daranno esito positivo, Lemmetti è pronto a non riconoscere i 18 milioni di euro e a rimandare al mittente il bilancio in rosso. L’utile da 500 mila euro che emerso dalla chiusura del bilancio di Ama ad aprile non basterebbe a salvare i conti della municipalizzata. E se anche la sindaca Virginia Raggi nei giorni scorsi ha assicurato che “un concordato preventivo per Ama non è nei radar di questa amministrazione”, un bilancio in rosso per un’azienda che presenta un debito da oltre un miliardo di euro sarebbe un duro colpo. 

Non solo. La mancata approvazione del bilancio rende ancor più debole la posizione della municipalizzata verso le banche erogatrici delle linee di credito a suo favore. Nell’incontro del 14 settembre scorso, Ama ha garantito ai sindacati che, “nonostante le difficoltà”, a settembre i pagamenti verranno regolarmente pagati. Tra i lavoratori che si occupano della raccolta dei rifiuti, però, sono già sorti problemi. Come fa sapere la Fp Cgil, “i dipendenti delle ditte esterne incaricati della raccolta delle utenze non domestiche hanno indetto uno sciopero in quanto non hanno ancora ricevuto due rate della tredicesima e nemmeno l’ultimo stipendio”. 

Ad appesantire il quadro, l’esito della maxi-gara da 188 milioni di euro che era stata bandita in estate da Ama per lo smaltimento dei rifiuti in uscita dagli impianti di trattamento meccanico biologico, compresi la frazione organica e l’incenerimento del cosiddetto ‘combustibile da rifiuto’, e per il trattamento dell’indifferenziato che Roma non riesce a lavorare nei propri impianti. Tutta immondizia che Ama sta smaltendo con accordi diretti presso i ‘Tmb’ del Colari a Malagrotta o i siti in altre regioni italiane e all’estero. Al termine dei tempi previsti, negli uffici di via Calderon de La Barca non è arrivata alcuna offerta. 

Il bando è andato deserto per la seconda volta. Così si dovrà continuare con gli affidamenti a trattativa privata. Per ora, secondo quanto apprende Romatoday, la capitale è coperta fino alla fine dell’anno. Scadono infatti tutti intorno al 31 dicembre prossimo i contratti con la Rida Ambiente di Aprilia, la Saf di Frosinone e i tre Tmb in Abruzzo. Stessa scadenza per il conferimento dei rifiuti in Germania. C’è tempo fino al 3 aprile, invece, per il trattamento dei rifiuti negli impianti del Colari di Malagrotta. Tutti accordi da rinnovare a trattativa privata in attesa dell’espletamento della nuova gara. 

Intanto resta in bilico la strada alternativa intrapresa dalla Capitale. L’amministrazione guidata da Virginia Raggi e dalla sua assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, è quella della riduzione dei rifiuti e dell’aumento della raccolta differenziata. Ma per i momento i numeri raccontano altro. Nel 2016 la raccolta è cresciuta solo di un 1,7 per cento passando dal 41,2 per cento al 42,88 per cento. Nel 2017 è arrivata al 44,3 per cento, molto lontana dal 70 per cento che l’amministrazione pentastellata si è prefissata entro il 2021.

Anche sugli impianti di cui la capitale intende dotarsi ancora c’è poca chiarezza. L’individuazione di un sito per la realizzazione di una discarica di servizio è stato escluso a più riprese e l’iter per gli impianti di compostaggio che dovrebbero essere realizzati a Castel Selce e Osteria Nuova sono ancora fermi in Regione. Anche il piano industriale dell’azienda è rimasto appeso. Il documento approvato il 4 maggio del 2017 dall’ex amministratrice unica Antonella Giglio è stato dichiarato “da rivedere” dagli stessi vertici societari qualche giorno dopo. Ma il nuovo documento non è ancora arrivato e non è stato nemmeno ancora discusso con i sindacati. Un piano che potrebbe rivelarsi un boomerang controproducente per l'azienda che ha avviato in alcuni quartieri il nuovo sistema di raccolta porta a porta ma non ha ancora avviato un piano assuzionale che possa coprire tale servizio. Il prossimo 27 settembre è in programma una nuova assemblea dei soci. 

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