Ama fa guerra al 'lodo' da 78 milioni: ricorso in Cassazione contro il Colari

Entro la fine della settimana i legali dell'azienda capitolina si muoveranno contro la decisione della Corte d'Appello che l'ha condannata a versare 80 milioni di euro

L'entrata della discarica di Malagrotta (foto Infophoto)

Era stato annunciato e ora è arrivata la conferma: l'Ama farà ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che l'ha condannata a versare circa 80 milioni di euro al Colari, il consorzio che gestisce la discarica di Malagrotta che fa capo a Manlio Cerroni. Come conferma l'agenzia Dire, i legali della società capitolina depositeranno entro la fine della settimana, tra giovedì e venerdì, il ricorso contro la sentenza della prima sezione civile della Corte d'Appello che il 22 aprile scorso si espresse in favore del lodo arbitrale dell'8 febbraio 2012 condannando Ama al risarcimento milionario finalizzato alla gestione post mortem della discarica.

Il presidente dell'Ama Fortini lo aveva già annunciato da tempo. Ad agosto, intervenendo in merito a una polemica relativa al 'lodo' aveva spiegato: “Il giorno 3 aprile 2014, a poco più di un mese dal mio arrivo in Ama, insieme al sindaco Ignazio Marino, mi sono recato dal procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone per esporre il mio convincimento che quel lodo arbitrale fosse iniquo e avrebbe causato un grave e ingiusto danno alla città di Roma” aveva affermato.

Al centro della richiesta di risarcimento da parte del Colari nei confronti dell'azienda municipalizzata c'è una richiesta di pagamento di maggiori oneri per la gestione post mortem della discarica, a seguito del prolungamento da 10 a 30 anni del periodo post gestione in base alla normativa comunitaria. Per questo punto il collegio arbitrale ha condannato l'Ama a pagare 76.391.533,29 euro. Poi ci sono 1.133.115,49 (oltre interessi) per l'incremento delle ore di lavoro notturno e 847.067,91 (oltre interessi e rivalutazioni) per l'ordinanza del 2 marzo 1999, dell'allora sindaco Francesco Rutelli, che imponeva la lavorazione dei rifiuti anche nei giorni festivi. In totale oltre 78 milioni di euro.

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