Ama, il porta a porta per i negozi è un flop: ecco perché il modello gestito dal dirigente promosso dal M5s non funziona

Dalle lamentele dei lavoratori a quelle dell'utenza. Eppure, Bagatti, responsabile del procedimento, è stato nominato amministratore unico

Immagine d'archivio

Doveva quadruplicare in pochi mesi le utenze non domestiche servite dal porta a porta. Da 20mila a 85mila. Virginia Raggi l'aveva presentata usando la parola "rivoluzione". Eppure, a sei mesi dall'avvio, il nuovo modello di raccolta partito a fine ottobre per negozi, locali, uffici pubblici della città, affidato a ditte private tramite appalto, è stato bocciato su più fronti, diventando l'ennesimo terreno di scontro in Ama, la partecipata dei rifiuti già provata dal quadro finanziario in bilico - manca il bilancio ancora da approvare - e senza un vertice guida. 

"Direi che il servizio è pessimo in quasi tutti i municipi, a parte forse la zona di Trastevere". Il primo giudizio negativo arriva direttamente dall'utenza. A parlare per i negozianti, ai taccuini di RomaToday, è Claudio Pica, presidente Fiepet Confesercenti. "Per fine gennaio era stato fissato un tavolo con il Campidoglio. Poi se n'è andato l'assessore (Pinuccia Montanari, ndr) e nessuno ci ha più ricevuto". Bidoncini troppo grandi per raccoglierli dentro i locali, buste di dimensioni non adeguate ai contenitori, giri insufficienti e non proprio puntuali rispetto al calendario fissato. E utenze che restano scoperte. Il tema è stato oggetto anche di una commissione Commercio

"Questo appalto avrebbe dovuto sollevare Ama e liberare forza lavoro per la raccolta delle utenze ordinarie" spiegano i sindacati. "E invece gli operatori Ama continuano a coprire comunque parte della servizio delle non domestiche". Già, perché i problemi a monte riguardano anche, e soprattutto, i lavoratori. Alcune delle aziende, ieri in presidio sotto la sede della partecipata in via Calderon de la Barca, hanno denunciato i mancati pagamenti da parte della stazione appaltante, Ama. E Fp Cgil, Cisl, Fiadel hanno proclamato lo sciopero per il 29 marzo. 

Ama da parte sua si è difesa. "I pagamenti sono regolari - fanno sapere dall'azienda - una sola e unica delle società deve ricevere una nuova e recentissima tranche del corrispettivo dovuto esclusivamente poichè Ama attende dal fornitore un feedback di routine su alcuni adempimenti di legge". Il riferimento, secondo quanto appreso da RomaToday, è alla Roma Multiservizi, società controllata del Campidoglio. Ma si tratterebbe di pagamenti risalenti a novembre e dicembre. E resta ferma la richiesta dei sindacati: un tavolo con il Comune per chiarire le modalità di lavoro degli operatori e confrontarsi sulle criticità.  

Insomma, altro che "rivoluzione". Il modello voluto da Raggi e gestito, sulla carta, dal nuovo amministratore unico Massimo Bagatti, non è mai entrato a regime, facendo parlare di sè più per i disservizi che per gli obiettivi raggiunti. Eppure, nota a margine, a fronte della cacciata del cda di Lorenzo Bagnacani e delle lamentale per le performance aziendali crollate nell'ultimo anno, lo stesso Bagatti è stato nominato da direttore operativo ad amministratore unico, sostituto di Bagnacani, per il tempo necessario a trovare un nuovo cda. Una promozione che in molti non hanno compreso. 

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