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Ama sull’orlo di una crisi, sos al Comune: “Ricapitalizzazione o continuità a rischio”

La lettera dell'amministratore unico Stefano Zaghis al Campidoglio: "Necessario intervento finanziario entro novembre". Le opposizioni: "Conseguenza di gestione disastrosa"

Un intervento finanziario di Roma Capitale in soccorso di Ama entro novembre o non sarà più garantita la continuità aziendale. A metterlo nero su bianco l'amministratore unico della municipalizzata dei rifiuti, Stefano Zaghis. Una lettera di dieci pagine, corredata da diverse tabelle, che lancia l’allarme: Ama è in crisi profonda. Il dg del Comune, Franco Giampaoletti, la sindaca Virginia Raggi, e l'assessore al Bilancio e alle partecipate, Gianni Lemmetti, sono avvisati. 

Sos di Ama al Comune: "Serve ricapitalizzazione"

"La scadenza improrogabile del 30 novembre 2020 per la ricapitalizzazione/finanziamento soci è parametrata sulla necessità di Ama (e di conseguenza del socio) di avere la continuità aziendale garantita sempre per almeno 12 mesi in relazione all'impossibilità di poter pagare la rata finale del finanziamento cd Linea A pari ad euro 111,9 milioni in scadenza il 31 dicembre 2021" - si legge nella lettera riportata dall’agenzia Dire. 

Nel suo lungo excursus, partito dalle conseguenze legate alla decisione del Comune nel 2002 di affidare alla sua società l'incasso e la gestione della tariffa, l'amministratore unico ha riportato il "cosiddetto budget di tesoreria di Ama per il periodo 1 luglio 2020-30 giugno 2021". Un budget redatto "in una duplice versione per tenere conto di due diversi assunti di base relativamente al pagamento dei fornitori".

Ama, i conti sono sempre più a rischio. Il Comune di Roma valuta la ricapitalizzazione

Il nodo del pagamento dei fornitori

La prima "prevede il pagamento mensile dei fornitori per 25 milioni di euro che costituisce l'importo minimo dei pagamenti da effettuare a fronte delle forniture/servizi strategici (carburanti, trattamento e smaltimento ecc.). Il pagamento di soli 25 milioni di euro per gli esercizi 2020 e 2021 porterebbe il DSO (days sales outstanding, indicatore finanziario che indica in media il numero dei giorni impiegati da una società per farsi pagare, ndr) dagli attuali 149 giorni a 292 che non si ritiene sostenibile nel medio periodo (oltre 3/4 mesi) sia in termini di garanzia della tenuta delle forniture/servizi, sia in termine di elevato rischio di ingiunzioni di pagamento o di ingiunzioni esecutive con ulteriore aggravio per oneri e spese di natura finanziaria e rischi reputazionali". Questa "tensione finanziaria nei confronti dei fornitori potrebbe comportare - ha sottolineato Zaghis - anche la difficoltà di approvvigionarsi di beni e servizi essenziali per l'espletamento del proprio mandato e potrebbe limitare la partecipazione dei fornitori alle gare pubbliche bandite dalla società'. Alla luce di quanto sopra, il pagamento di 25 milioni di euro potrà essere previsto solo nei prossimi mesi di agosto, settembre e al massimo ottobre in attesa di un intervento strutturale da parte del socio sia in merito al pagamento dei crediti vantati da Ama, sia sul capitale aziendale".

Zaghis a Raggi: "Entro novembre intervento finanziario Comune"

Pertanto, proprio in base a questa simulazione del solo pagamento dei fornitori strategici, si evince che "l'azienda non sarà in grado di onorare il pagamento della rata finale del finanziamento cd Linea A pari a 111,9 milioni in scadenza il 31 dicembre 2021”. Da qui la necessità, entro il mese di novembre 2020, di dotare Ama delle necessarie risorse per fare fronte a tale impegno e avere di conseguenza “la certezza del continuità aziendale". 

Inoltre, secondo Zaghis, Ama avrebbe avuto bisogno dell'aiuto di Roma Capitale già a partire dal 2010 quando l'allora giunta Alemanno, in occasione del piano di ristrutturazione aziendale del 2008, anzichè fare un aumento di capitale per cassa di 180 milioni conferì all'azienda il Centro Carni (attualmente uno dei problemi dei bilanci di Ama non approvati dal 2017, visto che la valorizzazione prevista per 130 milioni non pare essere più percorribile) e il 15% della partecipazione in Roma Multiservizi "per un totale complessivo di immobilizzazioni (materiali e finanziarie) di 119,4 milioni".

La restituzione della Tari che grava sui conti di Ama

Ad aggravare la situazione di Ama, tanto da chiedere l'intervento finanziario di Roma Capitale entro i prossimi tre mesi, c'è poi la restituzione di circa 250 milioni di Tari che l'azienda sta versando mensilmente al Campidoglio (circa 15 milioni di euro ogni 30 giorni che si aggiungono ai 37,1 milioni di esborso per il pagamento di tutti i fornitori) in ossequio al piano di rientro varato da Zaghis.

Pertanto "se da una parte Ama si è impegnata con Roma Capitale nel piano di rientro della Tari, dall'altra parte emerge la necessità - alla luce della reiterata indisponibilità del ceto bancario a recedere dalla volontà di ritenere la sottoscrizione da parte di Roma Capitale della lettura di pegno sul contratto di servizio un atto imprescindibile per l'utilizzo delle linee di credito B e C (oltre all'approvazione dei bilanci 2017, 2018, 2019 e del piano industriale pluriennale) - che Roma Capitale intervenga quanto prima finanziariamente - ha sottolineato Zaghis - per sanare quanto è stato causato dall'amministrazione in carica nel 2002 e non sanato dall'amministrazione in carica nel 2010 che ha innescato il problema esploso nell'agosto 2018/gennaio 2019 non affrontato compiutamente dal precedente organo amministrativo di Ama". Ossia dall’ex ad Lorenzo Bagnacani, scelto da Raggi nel maggio 2017. 

Il piano di risanamento Ama

Entro metà settembre Zaghis presenterà il piano di risanamento, insieme all'aggiornamento del piano industriale e soprattutto dello stato patrimoniale. Se quest'ultimo, come è molto probabile, certificherà l'azzeramento del patrimonio e quindi del capitale sociale, il Campidoglio dovrà intervenire per salvare Ama. Il dg Giampaoletti ha già detto in più di una circostanza che Roma Capitale è pronta a fare la sua parte ma sarà importante capire come. Infatti, il finanziamento soci rappresenterebbe di fatto un prestito (a un'azienda peraltro già gravata dai debiti), la ricapitalizzazione no. Il tutto, in attesa dell'approvazione di Giunta è Assemblea del nuovo piano finanziario della tariffa, in cui Ama per il 2020 chiede una trentina di milioni in più rispetto ai circa 710 attuali ma il Campidoglio si esprimerà solo a fine settembre. 

Ricapitalizzazione di Ama: "Conseguenza di disastosa gestione Raggi"

"Apprendiamo con preoccupazione,da notizie di agenzia, della grave situazione economica e finanziaria di Ama delineata dall'Au dell'azienda Zaghis. Riteniamo urgente ed indispensabile una informativa in commissione bilancio da parte dell'assessore Lemmetti del D.g. Giampaoletti e dei vertici di Ama. È evidente che le scelte dell'amministrazione Raggi in 4 anni hanno prodotto emergenze continue nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti e condotto l'azienda capitolina in un vicolo cieco con grande incertezze sul futuro industriale e occupazionale" - hanno commentato i consiglieri del Pd capitolino, Valeria Baglio e Marco Palumbo.

"La richiesta di ricapitalizzazione da parte di Ama nei confronti di Roma Capitale è la logica conseguenza di una gestione disastrosa dell'azienda da noi puntualmente denunciata. Il socio unico Roma Capitale si è ostinato a non riconoscere alla municipalizzata dei rifiuti i propri crediti e contestualmente - scrive in una nota Andrea De Priamo di FdI - non vi è stata alcuna politica di rilancio economico finanziario dell’azienda. Si profila la strada già seguita per Atac con una sostanziale liquidazione dell'azienda dei rifiuti. Ennesimo fallimento della Raggi e del suo Assessore/Liquidatore Lemmetti". 

[fonte: agenzia DIRE]
 

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