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Immagine d'archivio

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Ama, ipotesi falso in bilancio: indagati il cda del 2014 e l'ex amministratrice Giglio

L'accusa è di aver trattenuto illegittimamente somme incassate dalla tariffa rifiuti pagata dai romani

Falso in bilancio e false comunicazioni sociali. Queste le accuse della Procura di Roma a carico dell'ex presidente di Ama Daniele Fortini, di Rodolfo Murra (attuale capo dell'avvocatura della Regione Lazio) di Carolina Cirillo (attuale direttore capitolino del dipartimento Mobilita' e Trasporti) - che insieme a Fortini hanno composto il cda dal 2014 al 2016 - e dell'ex amministratore unico di Ama per sei mesi (da novembre 2016 a maggio 2017), Antonella Giglio. Tutti indagati dai magistrati per illeciti contabili legati al bilancio Ama. 

L'oggetto dell'indagine

La vicenda, che ieri ha portato al sequestro da parte della Guardia di Finanza di alcuni documenti sia presso le banche che la stessa Ama, riguarda un presunto illegittimo trattenimento di somme incassate dalla tariffa rifiuti pagata dai romani, che invece dovevano essere girate al Campidoglio in quanto la municipalizzata capitolina doveva limitarsi a svolgere il ruolo di agente contabile. 

"Trattenuti 250 milioni di Tari"

"Nella relazione ispettiva della BCE trasmessa a questa Procura il 9 marzo 2020 ad opera del dipartimento di vigilanza della Banca d'Italia si legge che in base alla 'convenzione' tra Roma Capitale e Ama spa, Ama veniva delegata ad incassare la Tari in nome del Comune con l'obbligo di restituire mensilmente a quest'ultimo il relativo ammontare - si legge nel decreto di sequestro della Procura di Roma - verso la fine di gennaio 2019 Ama ha trattenuto oltre 250 milioni di euro usati per pagare i finanziatori (creditori) e per rafforzare la propria posizione di liquidità".

Tra dicembre 2018 e febbraio 2019 si sono svolte delle ispezioni in Ama dalle quali, secondo gli inquirenti, è scaturito "in sostanza l'accertamento in merito all'illegittimo utilizzo da parte di Ama dei 250.000.000 di euro provenienti dalla Tari per il rimborso dei finanziamenti bancari". Per i magistrati "vi sono elementi per ritenere - si legge ancora nel decreto - che i bilanci di Ama spa relativi agli esercizi dal 2013 al 2016 abbiamo rappresentato un quadro aziendale caratterizzato da una totale 'confusione' tra il patrimonio proprio e il patrimonio di pertinenza di Roma Capitale, gestito dalla societa' partecipata in virtù di accordi di affidamento del 'servizio di accertamento e riscossione' dei tributi Tares prima e Tari poi". 

In questi bilanci, secondo quanto i magistrati hanno appreso dalla relazione preliminare del consulente tecnico, "non vi è alcuna indicazione nè dell'ammontare delle somme annualmente riscosse a tale titolo da Ama (circa 750 milioni di euro), nè dell'ammontare riversato al legittimo titolare (Roma Capitale), nè dell'ammontare residuo rimasto al 31.12 nella disponibilità del gestore (conservato sul conto corrente dedicato acceso presso la Banca Popolare di Sondrio) in attesa del trasferimento all'ente impositore".

"Nei bilanci come finanza propria"

La Procura ha evidenziato che "l'intera liquidità disponibile sui conti aziendali al termine dei rispettivi esercizi, pari a 76.714.540 euro nel 2013, 110.181.566 euro nel 2014, 140.582.393 euro nel 2015 e a 118.062.572 euro nel 2016 risulta rappresentata nei bilanci approvati e pubblicati al registro delle imprese quale finanza propria, senza alcuna separazione rispetto a quella conservata presso il conto corrente BPSO (Banca Popolare di Sondrio, ndr) detenuta per conto del titolare esclusivo Roma Capitale". 

Anzi "come si è già sottolineato,dal report ispettivo di BCE, risulta che alla fine dell'anno 2019 Ama S.p.A abbia addirittura distratto 250 milioni di euro di fondi Tari dal conto corrente BPSO per destinarli, a proprio vantaggio, alla estinzione di obbligazioni finanziarie contratte verso il sistema bancario". 

Insomma, un reato che parte nel 2013 e finisce nel 2019, non a caso è indagata anche la società Ama nella persona dell'attuale amministratore unico, Stefano Zaghis, in quanto legale rappresentante. Per quanto riguarda il passato, a Fortini, Murra e Cirillo viene contestato il fatto che "esponevano nel bilancio relativo all'esercizio 2015, al fine di conseguire un ingiusto profitto, fatti materiali non corrispondenti al vero costituiti, in particolare, dalla rappresentazione dell'importo di 140.582.393 euro costituente la disponibilità liquida sui conti aziendali quale finanza propria della società Ama spa, senza alcuna separazione della Tari confluita sul conto corrente BPSO riscossa da Ama spa per conto del titolare esclusivo Roma Capitale (con obbligo di riversamento nelle casse comunali), in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore".

La Procura ha evidenziato che "l'intera liquidità disponibile sui conti aziendali al termine dei rispettivi esercizi, pari a 76.714.540 euro nel 2013, 110.181.566 euro nel 2014, 140.582.393 euro nel 2015 e a 118.062.572 euro nel 2016 risulta rappresentata nei bilanci approvati e pubblicati al registro delle imprese quale finanza propria, senza alcuna separazione rispetto a quella conservata presso il conto corrente BPSO (Banca Popolare di Sondrio, ndr) detenuta per conto del titolare esclusivo Roma Capitale". Anzi "come si è già sottolineato,dal report ispettivo di BCE, risulta che alla fine dell'anno 2019 Ama S.p.A abbia addirittura distratto 250 milioni di euro di fondi Tari dal conto corrente BPSO per destinarli, a proprio vantaggio, alla estinzione di obbligazioni finanziarie contratte verso il sistema bancario".

Le contestazioni

Un reato che parte nel 2013 e finisce nel 2019, non a caso è indagata anche la societa' Ama nella persona dell'attuale amministratore unico, Stefano Zaghis, in quanto legale rappresentante. Per quanto riguarda il passato, a Fortini, Murra e Cirillo viene contestato il fatto che "esponevano nel bilancio relativo all'esercizio 2015, al fine di conseguire un ingiusto profitto, fatti materiali non corrispondenti al vero costituiti, in particolare, dalla rappresentazione dell'importo di 140.582.393 euro costituente la disponibilità liquida sui conti aziendali quale finanza propria della società Ama spa, senza alcuna separazione della Tari confluita sul conto corrente BPSO riscossa da Ama spa per conto del titolare esclusivo Roma Capitale (con obbligo di riversamento nelle casse comunali), in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore".

Stesso discorso per l'ex amministratore unico, Antonella Giglio, per il quale cambia la cifra: "Esponeva - scrivono gli inquirenti - nel bilancio relativo all'esercizio 2016, al fine di conseguire un ingiusto profitto, fatti materiali non corrispondenti al vero costituiti, in particolare, dalla rappresentazione dell'importo di 118.062.572 euro costituente la disponibilità liquida sui conti aziendali quale finanza propria della società Ama spa, senza alcuna separazione rispetto a quella vasta sul conto corrente BPSO ove confluiva la Tari riscossa da Ama spa per conto del titolare esclusivo Roma Capitale (con obbligo di riversamento nelle casse comunali), in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore". 

Indagata anche Ama

L'Ama risulta indagata perchè i "reati di falso in bilancio contestati ai capi che precedono dagli amministratori di Ama spa" sono stati commessi "nell'interesse e a vantaggio della società, in quanto è stata rappresentata una situazione patrimoniale e finanziaria molto più solida rispetto a quella reale con conseguente possibilità di ricorso agli affidamenti bancari". L'ultimo bilancio approvato da Ama è quello relativo al 2016, mancano all'appello quelli del 2017, 2018 e 2019 e nel frattempo, dopo Antonella Giglio, si sono susseguiti 2 cda, un amministratore unico protempore e uno in carica.

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