Ama, si lavora alla "cacciata" dei vecchi dirigenti. E monta la polemica su ipotesi concordato

Le voci su possibili cambi della macrostruttura fanno tremare i manager. Mentre il M5s smentisce le indiscrezioni sul concordato preventivo

Foto Ansa

Il clima in Ama si fa incandescente, tra voci di prossimi cambi nella macrostruttura aziendale e l'ipotesi concordato modello Atac su cui si sta costruendo l'ennesima lotta tra fazioni. La sindaca Raggi è in ferie, tornerà operativa da lunedì, e in sua assenza la situazione della partecipata dei rifiuti, in stallo totale con il bilancio bloccato e il nuovo cda da nominare, è - se possibile - ulteriormente precipitata. 

I timori tra i dirigenti 

Di ieri pomeriggio la riunione in azienda tra il direttore operativo, amministratore unico pro tempore, Massimo Bagatti, il direttore generale del Campidoglio Franco Giampaoletti (che lo ricordiamo è indagato per concussione nell'inchiesta avviata dalla Procura per far luce proprio sulla gestione dei conti Ama), il presidente del collegio sindacale Mauro Lonardo. Un vertice a tre dove discutere di bilancio, con il socio unico pronto a insistere per l'approvazione del consuntivo alle condizioni già poste all'ex Bagnacani, e di contratto di servizio, in scadenza il 31 marzo. 

Poi però, che all'ordine del giorno ci sia anche la modifica della macrostruttura aziendale si sa dalla mattina. "Sarebbe un'ingerenza non da poco" commentano tra i dirigenti mentre la voce gira insistente per uffici e corridoi di via Calderon de la Barca. Il nuovo amministratore, di concerto con il Campidoglio, sarebbe pronto a rimuovere, con licenziamenti e/o trasferimenti, lo zoccolo duro della vecchia dirigenza, in ottemperanza a diktat arrivati dalla sindaca. Indiscrezioni stampa di questa mattina confermerebbero le intenzioni di ridefinire ruoli e nomi, ma Bagatti si sarebbe affrettato a smentire in via ufficiosa ai diretti interessati: in riunione il tema non sarebbe stato affrontato. 

Concordato preventivo per Ama?

Ai supposti rimestaggi tra i dirigenti, spunta a complicare il quadro la richiesta dell'ex cda di un parere legale sull'ipotesi di avviare un concordato preventivo, scongiurando il fallimento, anche per Ama. A lavorarci, secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, lo studio Lipani incaricato da Bagnacani a gennaio. La sindaca Raggi però aveva sempre escluso con dichiarazioni ufficiali che per Ama si aprisse la strada del Tribunale. E allora, tuonano all'unisono i consiglieri M5s, se la notizia dovesse essere confermata, la colpa è del vecchio cda. 

Lo dice chiaramente il capogruppo Giuliano Pacetti: "Non c'è e non è mai esistita alcuna ipotesi di concordato preventivo per Ama Spa, come più volte ribadito dai vertici dell'Amministrazione di Roma Capitale". Semmai, "qualora l'ex Cda avessere richiesto pareri legali ad un noto studio romano, appare chiaro che si tratterebbe di un'iniziativa indipendente, portata avanti senza consultare il socio unico Roma Capitale. Confermando così un fatto assodato: il vecchio Cda di Ama non era in linea con gli indirizzi del Campidoglio".

Riassumendo: il vecchio consiglio d'amministrazione, che la sindaca ha fatto saltare dopo una "guerra" intestina di mesi, avrebbe lavorato 'alle spalle' del Campidoglio sull'intera partita bilancio, e remato contro gli interessi del suo socio unico. Il parere di cui parla La Repubblica, per i grillini, confermerebbe il quadro. Una narrazione portata avanti dai Cinque Stelle da settimane. Che la sindaca, è molto probabile, confermerà al suo rientro, quando ad aspettarla troverà sul tavolo diversi dossier caldi da affrontare. C'è da nominare il nuovo assessore all'Ambiente, il posto è vacante da quasi un mese su un settore particolarmente delicato per la città, da vagliare i curriculum arrivati e nominare il nuovo Consiglio d'amministrazione in Ama. Oltre a dare risposte sulla gestione del ciclo rifiuti: che fine farà il piano industriale dell'era Montanari, e come Roma smaltirà a breve e lungo termine la sua immondizia. 

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