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Virginia Raggi (immagine d'archivio)

Virginia Raggi (immagine d'archivio)

Ama, opposizioni: "Altro che risanamento, Raggi usa soldi dei romani per coprire una gestione inefficiente" 

Dal Pd a Fratelli d'Italia la linea è condivisa e le critiche all'operazione per il salvataggio dell'azienda dei rifiuti sono durissime. Dall'Assemblea capitolina dovranno passare sia il piano di risanamento che il piano industriale

Un entusiasmo definito "incomprensibile", un'operazione riuscita quando oramai "il paziente è morto", bilanci approvati dopo anni di attesa con dietro "un'azienda al tracollo". Virginia Raggi ha annunciato urbi et orbi il via libera in giunta capitolina (con un ritardo di tre anni) ai bilanci Ama (2017, 2018 e 2019), a un piano di risanamento aziendale per coprire 250 milioni di euro di buchi degli anni passati, e un piano industriale, ma dalle opposizioni le critiche arrivano feroci. 

"Bilanci approvati ma la città è nel degrado"

"Bilanci approvati dopo anni di attesa, ma dietro cosa c'è? Una azienda al tracollo, la città nel degrado, lavoratori disperati e un turnover di dirigenti, amministratori delegati e assessori che ha lasciato sul campo di questa battaglia finanziaria morti e feriti" commenta in un nota il gruppo capitolino del Partito democratico. "Prima di stappare lo spumante, la sindaca Raggi avrebbe potuto informare le forze politiche capitoline, che lungamente hanno sollecitato risposte sulla situazione dell'Ama, ricevendo solo patetiche risposte saccenti". E ancora: "Raggi dovrebbe spiegare come ha fatto a far perdere 100milioni di valore al centro carni in 5 anni e quali sono le intenzioni a riguardo. Dovrebbe spiegare come il Campidoglio ripianerà la perdite dell'Ama e cosa si sta facendo per potenziare la raccolta rifiuti e rilanciare un servizio che negli ultimi anni ha reso la città una discarica a cielo aperto, con foto che hanno fatto il giro del mondo". 

"Soldi dei romani usati per coprire gestione inefficiente"

"Decisioni tardive che costeranno care ai romani" per la capogruppo di Roma torna Roma Svetlana Celli. "Il Campidoglio rinuncia a crediti e decide di ricapitalizzare la società con fondi pubblici, dopo oltre quattro anni di annunci. In tutto questo tempo una seria politica industriale e scelte ponderate e serie avrebbero permesso ad Ama di rafforzarsi e diventare autosufficiente. Oggi sono i soldi dei romani a coprire una gestione inefficiente e piena solo di annunci". 

"Incomprensibile entusiasmo di Raggi"

"Davvero incomprensibile l'entusiasmo della Sindaca Raggi per l'approvazione dei bilanci Ama del 2017, 2018 e 2019, a poche settimane dalla scadenza del suo mandato" commenta anche Stefano Fassina, deputato di Leu e consigliere di Sinistra per Roma. "Dalla comunicazione propagandistica di oggi, sembra appena arrivata in Campidoglio, ma sono stati sprecati quasi 5 anni, tre assessori e decine di amministratori nominati e subito dopo sostituiti. Il risultato è un ciclo dei rifiuti a Roma drammaticamente peggiorato, in particolare con l'arretramento della raccolta differenziata". 

"Ama svalutata e rifinanziata a scopo propagandistico"

"Imbarazzante" per il capogruppo di Fratelli d'Italia "l'entusiasmo di Raggi per l'approvazione di tre bilanci Ama, due dei quali in perdita, dopo cinque anni di governo. Tra continui cambi di manager e lotte intestine l'azienda ha fallito tutti gli obiettivi sia rispetto alla chiusura del ciclo dei rifiuti che al livello dei servizi di raccolta e spazzamento. Ora emerge il vero obiettivo della coppia Raggi Lemmetti: svalutare Ama per rifinanziarla a scopo propagandistico con ben 250 milioni di fondi pubblici che pagheranno quindi i romani. Nonostante questo ingente esborso pubblico chi governerà a breve la città si troverà una azienda con un patrimonio ed impiantistica azzerata, con tutti gli obiettivi di raccolta differenziata falliti eppure ridicolmente confermati per il futuro, con un evidente ritorno al modello novecentesco della raccolta stradale. Con quale faccia la Raggi pensa che le banche ridiscuteranno le linee di credito in un simile quadro?". Infine la promessa: "Altro che risanamento: in Assemblea capitolina sarà battaglia". 

Il voto in Consiglio comunale

Già, perché se i bilanci non devono necessariamente passare dal Consiglio comunale, il rifinanziamento dell'azienda (così come il piano industriale) deve necessariamente essere sottoposto al voto assembleare. Approvazione per nulla scontata specie perché i tempi sono alquanto ristretti e la maggioranza M5s, tra consiglieri passati al gruppo Misto e gruppi di ribelli interni, non può contare si sa su compattezza e numeri certi. Per salvare l'azienda partecipata dei rifiuti, il Consiglio dovrà approvare il risanamento entro il 18 marzo, data della seconda convocazione dell'Assemblea dei soci della municipalizzata. 
 

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