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Alluvione Roma: polemica su urbanistica selvaggia e mancata manutenzione

A emergenza non ancora terminata, la politica, da destra a sinistra, si è scagliata contro l'edificazione abusiva e la scarsa manutezione del territorio. L'ennesimo 'evento eccezionale' mostra come la Capitale e i suoi abitanti siano sempre più esposti al rischio idrogeologico

“Un dissesto idrogeologico molto grave” dovuto alle costruzioni di “edilizia spontanea” alla base dell'alluvione che ha travolto diversi quartieri periferici della Capitale. Cementificazione del territorio e alluvioni. Le parole del sindaco Marino, che venerdì se l'è presa con l'edilizia abusiva che ha “cementificato i canali delle acque”, riprendono un leit motiv conosciuto all'indomani di ogni alluvione o catastrofe naturale che si abbatte sul Paese e sulla Capitale.

Cementificazione selvaggia e quartieri spontanei. È la storia della Capitale. Le parole di Marino però non sono piaciute ai cittadini delle periferie esasperati dalla vista delle loro case invase dall'acqua, i mobili galleggianti, tutte le proprie cose distrutte con danni economici e morali altissimi. È successo a Prima Porta dove, gli abitanti di quartieri il cui condono si perde ormai nella notte dei tempi, non hanno accettato di essere descritti come abusivi dal proprio sindaco. E così, con l'alluvione, torna un altro leit motiv ricorrente nella Capitale: il sentimento di abbandono che si vive nelle periferie.

Nel mirino della rabbia della gente, anche la campagna di pulizia delle caditoie finanziata dall'amministrazione comunale per 3,5 milioni di euro che hanno permesso di pulire il 5% dei tombini della città pari a 25mila. “Una pulizia vera e capillare di tombini e caditoie in città, perché un acquazzone non può mettere in ginocchio Roma” scriveva il sindaco Marino il 27 agosto 2013. “Da quando ci siamo insediati abbiamo lavorato per quello che è un progetto fondamentale per la città, e situazioni come quella di oggi ce lo confermano. L’assessore Paolo Masini ha stabilito un piano straordinario che partirà fra pochi giorni. Senza operazioni spot ma sistematicamente, per risolvere davvero un problema che affligge Roma da anni” continuava la nota.

A distanza di mesi l'ottimismo è smorzato dalla consapevolezza che non esistono facili soluzioni. L'assessore alle Periferie Paolo Masini si difende: “Di fronte a questa situazione atmosferica senza precedenti, e allo stato di calamità naturale, parlare di pulizia dei tombini è sbagliato e dannoso. Per questo nelle zone a rischio, durante l’inverno, non abbiamo avuto problemi gravi quando pioveva. Ma ora siamo di fronte a un evento eccezionale, mai accaduto prima”. Un evento eccezionale che si è verificato più volte nel corso degli ultimi anni, il più grave avvenne nel 2011, che mostra come la Capitale e i suoi abitanti sono sempre più esposti a un serio rischio idrogeologico.

Come nella Valle Galeria dove gli abitanti, oltre ad aver avuto a che fare con case allagate e strade impraticabili, hanno anche visto sequestrare due terreni perché dalla raffineria e dall'inceneritore per rifiuti ospedalieri sono fuoriusciti dal primo idrocarburi e dal secondo rifiuti ospedalieri come sacche piene di sangue e siringhe che hanno galleggiato per ore nell'acqua del Rio Galeria esondato. Due impianti 'sensibili' che insieme alla discarica di Malagrotta e ai suoi impianti sono collocati in una zona sottoposta alla legge Seveso. Si chiede Alessandro Costantino Pacilli“Dobbiamo stare tranquilli? Anche se i rifiuti sono ancora accatastati nella Valle Galeria dobbiamo stare tranquilli?”.

A sottolineare un cambio di passo, in piena emergenza, venerdì pomeriggio, arriva l'assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo che, riprendendo alcune dichiarazioni del sindaco ha ribadito in una nota che “da quando questa giunta si è insediata non abbiamo rilasciato permessi per costruire nuove edificazioni in tutte le aree indicate come a rischio di esondazione. Una linea di lavoro comune impostata di concerto con il Consorzio di Bonifica del Tevere e con l’Autorità di bacino” si legge nella nota. “Questa impostazione vale in particolare per le aree dell’entroterra di Ostia, ovvero Acilia, Infernetto e Axa. Una scelta che abbiamo applicato anche alle procedure di condono edilizio: non si concedono condoni nelle aree a rischio esondazione”.

Dare la colpa all'edificazione selvaggia in queste ore però non è stata una prerogativa dell'attuale amministrazione di centrosinistra. Anche l'ex sindaco Gianni Alemanno, venerdì pomeriggio, mentre il livello del Tevere aumentava, ha criticato la lentezza dell'amministrazione Marino nel prendere in mano la situazione per poi scagliarsi contro i 'palazzinari': “Roma è fragile soprattutto per colpa dei costruttori. La capitale è stata per anni vittima dell'abusivismo e delle speculazioni edilizie. Dietro al dissesto idrogeologico e ai problemi della gestione climatica, c'è sempre un meccanismo speculativo che non è stato superato negli anni”.

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