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Caso Andrini, Alemanno: “No alla revoca, basta linciaggi contro un lavoratore”

Il Sindaco risponde all'interrogazione del PD per chiedere la revoca da amministratore di Ama Servizi: “Ho giurato sulla Costituzione che dice “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”. Il vostro è atteggiamento anticostituzionale”

La minoranza in Campidoglio vuole, senza mezzi termini, la revoca della nomina di Stefano Andrini ad amministratore di Ama Servizi. Ieri, a poche ore dall'inizio della fiaccolata contro ogni tipo di razzismo e discriminazione, si è acceso, nell'aula Giulio Cesare, un infuocato dibattito sulla scelta del nuovo amministratore delegato della società Ama Servizi.

Una carica questa che ha fatto discutere sin dallo scorso 31 agosto, giorno della notizia ufficiale, per via dei trascorsi burrascosi dell'ex attivista di estrema destra. L'ultimo consiglio comunale capitolino si è incentrato esclusivamente sulla vicenda, lasciando da parte gli altri punti all'ordine del giorno.

La seduta si è aperta alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, affiancato da una nutrita schiera di assessori.”Una presenza così numerosa”, si bisbigliava tra le fila della minoranza, “non si era mai vista prima”. E in effetti l'appuntamento era imperdibile, visto che il primo cittadino ha deciso di esprimere, per la prima volta e in maniera pubblica, la sua posizione alla presenza, tra l'altro delle associazioni “Miriam Novitch”, “Anppia” e degli ex deportati Alberto Sed, Mario Limentani e Piero Terracina, nonchè di Andrea Sesti, vittima nel 1989 di un agguato ad opera di un gruppo di violenti, tra cui lo stesso Andrini (poi condannato a 4 anni e mezzo per l'episodio).

  Solo se non avrà saputo fare bene il suo lavoro si deciderà la destituzione  
Ha aperto la seduta l'interrogazione a firma del Pd sulle motivazioni della scelta dell'estremista. “Abbiamo presentato una mozione per la revoca della nomina di Andrini”, ha dichiarato il capogruppo del Pd Umberto Marroni. “Il sindaco lo può fare. Non farlo sarebbe una cosa grave e si darebbe un'immagine negativa della città. In queste società pubbliche non devono esserci amici di partito ma persone competenti. La nomina di Andrini è inopportuna anche perchè il suo curriculum è inadeguato a gestire una società pubblica. Tutta la città chiede le sue dimissioni”.

Alle dichiarazioni del capogruppo sono seguite quelle di Athos De Luca (Pd), di Andra Alzetta (Sinistra e libertà) e di Alessandro Onorato (Unione di Centro). L'unica voce fuori dal coro è stata quella del consigliere de La Destra, Francesco Storace, che ha difeso la libertà di Andrini di rifarsi una vita nonostante gli errori del passato.

“Una persona riabilitata non può essere discriminata”, ha risposto Alemanno, smentendo la possibilità di revocare la nomina. Il sindaco ha letto poi l'articolo 3 della Costituzione, secondo cui “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”, e l'articolo 27 che recita che “la responsabilità penale è personale”. “Io ho giurato sulla Costituzione al momento di assumere il mio incarico”, ha concluso Alemanno. “Voi avete un atteggiamento anti-costituzionale e discriminatorio. In base a cosa dovrei discriminare un lavoratore? Non l'avrei fatto con nessuno, si fosse trattato di un estremista di destra o di sinistra”.

Una posizione prontamente ribattuta dagli scranni del centro sinistra, dove Marroni e De Luca hanno sottolineato il fatto che alla vittima, Andrea Sensi, non è mai stato chiesto scusa e che l'attuale amministratore delegato dell'Ama Servizi non ha mai mostrato pentimento per il reato commesso.

Alemanno ha ribadito, infine, che non è disposto a revocare nessuna nomina non solo perchè il contestato ha “le carte in regola e i requisiti per ricoprire quel posto”, ha detto il sindaco, “e per questo è stato scelto direttamente dal consiglio di amministrazione dell'Ama servizi e rimarrà in carica fino al prossimo aprile. Solo se non avrà saputo fare bene il suo lavoro si deciderà la destituzione. Non ci sono”, ha continuato il sindaco”, tribunali speciali, nè qui nè sui giornali e sono stanco di questo linciaggio verso un lavoratore e verso un sindaco democraticamente eletto. La nostra città ha già pagato un prezzo altissimo in termini di discriminazione. È ora di dire basta”.
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