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Nomadi, Alemanno: “Case popolari a chi ne ha diritto”

Il sindaco di Roma apre le porte delle case popolari anche ai rom. Maroni, invece, li esclude e propone di utilizzare il piano di Milano come modello a livello europeo

I rom che ne hanno diritto devono avere accesso alle case popolari come tutti gli altri. Ad affermarlo è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno rispondendo alle dichiarazioni fatte dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che lunedì mattina al termine di un vertice in Prefettura a Milano ha affermato: "Nessuna delle famiglie che saranno allontanate dai campi nomadi regolari di Milano saranno ospitate in alloggi popolari, come originariamente previsto nel piano per l'emergenza rom".

"Il campo rom di Triboniano verrà chiuso - ha aggiunto Maroni - e chi stava dentro e ha i titoli per restare in città avrà una sistemazione, escludendo l'utilizzo di case Aler (di edilizia residenziale pubblica, ndr) o nella disponibilità del patrimonio immobiliare del Comune". Sarà il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, in qualità di commissario straordinario per l'emergenza rom, a individuare una sistemazione abitativa per i 25 nuclei familiari aventi diritto ad una sistemazione.

Secondo il titolare del Viminale, infatti, i primi beneficiari del piano che prevede la chiusura dei campi nomadi irregolari e l'alleggerimento di quelli regolari, devono essere i cittadini milanesi. "Se questa iniziativa deve fare un favore a qualcuno - ha assicurato Maroni - questo qualcuno sono i cittadini milanesi, e per fortuna abbiamo trovato una soluzione che mette d'accordo tutti". "La nostra è stata una scelta di saggezza - ha concluso Maroni - non si risolvono i problemi creando altri problemi, e la soluzione individuata ha tenuto conto di tutte le sensibilità, anche di quelle di chi crede che prima debbano venire i milanesi". Dalle parole di Maroni emerge dunque chiaramente che le proteste messe in atto dal centrodestra milanese inseguito all'idea che alcuni alloggi popolari fossero assegnati ai rom sgomberati hanno avuto un ruolo determinante nelle scelte del ministro.

Diametralmente opposte dunque le opinioni dei due politici. Il ministro Maroni ha anche proposto di applicare il piano messo a punto a Milano per i rom non solo delle altre realtà italiane ma a livello europeo. "Quando parlo di modello Milano - ha affermato Maroni - lo dico a buon titolo, perché oltre all'iniziativa di chiudere i campi abusivi e la messa in sicurezza di quelli regolari, Milano sta facendo molto di più. Ha portato avanti politiche per l'integrazione, di avviamento al lavoro e politiche sociali che possono servire a modello anche per altre realtà italiane".

Secondo il capo del Viminale la lotta senza quartiere ai campi abusivi (341 sgomberi in tre anni con 7.004 allontanamenti) messa in atto dal capoluogo lombardo insieme alla progressiva chiusura di alcuni grandi campi regolari e alle politiche d'integrazione per chi rispetta le regole di convivenza, renderebbero Milano "la frontiera più avanzata nella gestione dell'emergenza rom: un modello che intendo proporre a livello europeo".

Il primo cittadino della capitale però non è d'accordo perché spiega "il ministro dell'Interno Roberto Maroni non conosce bene la situazione di Roma". "Noi stiamo facendo il massimo possibile per risolvere questa situazione", conclude Alemanno.

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