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Mario Ciarla, presidente di Arsial

Mario Ciarla, presidente di Arsial

Agricoltura, Arsial raccoglie la sfida lanciata dal Covid: “Si vince scommettendo su tecnologia e qualità”

Il Covid incide anche sull'organizzazione del comparto agricolo. Ciarla (Arsial): “E' cresciuto il consumo consapevole ed online. Rispondiamo puntando sulla tecnologia”

Il rilancio del settore agricolo laziale non può prescindere dal contesto storico. Se ne deve fare interprete, cogliendo nella crisi alimentata dalla pandemia, le risposte in grado di guardare al futuro. Per riuscirci è necessario anche un cambio di passo dell’ARSIAL l'agenzia per lo sviluppo e l’innovazione del sistema agricolo regionale, ente che da ottobre è guidato da Mario Ciarla.

Presidente, dall’inizio della pandemia le associazioni dei produttori agricoli hanno evidenziato le ripercussioni causate dal Covid al settore. Cosa può fare l’ARSIAL per affrontare la nuova sfida?

Sicuramente il Covid è stato un acceleratore di processi che erano già in nuce. Sono cambiate le scelte di consumo, divenute più mirate. E sono mutati anche i modi di consumare. Ad esempio ricorrendo in maniera più massiva all’acquisto online. Chi mi ha preceduto aveva già colto questo cambiamento, lanciando il progetto “(P)Orto Sicuro” che ha messo a disposizione dei contributi per le aziende che puntavano ad aprire siti oppure App per l’ecommerce. Ed è stata un’iniziativa che ha avuto successo. 

Si può dire che il Covid quindi ha contribuito ad indicare un percorso?

Ha tracciato una linea da cui non si torna più indietro. Ha cambiato i consumatori. Basti vedere cos’è successo quand’è finito il lockdown o quando si è tornati nella zona gialla. Le persone sono andate alla riscoperta dei borghi vicino Roma. E questo ha contribuito anche alla riscoperta dei prodotti locali. Ci aspettano ancora dei mesi difficili ma la sensazione è che dopo vivremo un clima simile a quello d'una ricostruzione postbellica.

Però ci sono mesi difficili ancora da affrontare

Certo. Penso ad esempio al polo fieristico che poteva essere un’occasione di rilancio e che invece dubito, almeno fino a giugno, possa diventarlo. Penso al settore florivivaistico che ad esempio è crollato. Avremmo voluto partecipare all’Euroflora di Genova, ma il Sindaco Bucci ha fatto intendere che non si svolgerà.

Quindi come si vince questa sfida lanciata dal Covid, qual è il contributo che può dare Arsial? Recentemente aveva fatto cenno ad alcuni asset da dismettere, come le strade rurali. Dismetterli per fare cosa?

Come agenzia abbiamo una specificità che è data dall’essere nati come un ente che doveva attuare la riforma agraria. Ma questo fa sì che ancora oggi abbiamo 1200 chilometri di strade interpoderali da gestire. Dobbiamo voltare pagina perchè un’agenzia come la nostra dovrebbe puntare sullo sviluppo e sull’innovazione.

In che modo?

Io vorrei che l'elemento portante dell’azione di Arsial fosse legata al rafforzamento della nostra presenza in settori che riguardano lo sviluppo dell’agricoltura di precisione. Dobbiamo concentrare il nostro apporto a temi legati al risparmio idrico, all'eliminazione dei prodotti chimici dannosi all’ambiente.

E come si fa a realizzare questi obiettivi?

Dobbiamo scommettere sulla tecnologia. Dalla digitalizzazione alla geolocalizzazione, passando per le connessioni in rete. Dobbiamo favorire la costruzione di strategie che consentano all’azienda agricola di creare delle sinergie, di essere interconnessa, per rendere più efficiente e sostenibile la sua produzione. C’è tutto il tema del block chain, ovvero della tracciabilità di ogni fase della lavorazione, che va sviluppato.

Insomma bisogna gettare le basi per superare l’immagine, un po’ stereotipata, dell’agricoltura tradizionale. Ma come pensate di fare?

Serve mettere nell’agenzia un po’ di linfa nuova. Come in tutte le pubbliche amministrazioni abbiamo pagato il blocco del turn over che non ha permesso di sostituire quanti sono andati, nel frattempo, in pensione.

Ma sta dicendo che dobbiamo aspettarci un prossimo concorso pubblico?

Quest’anno abbiamo un’altra priorità. Nel piano di fabbisogni abbiamo indicato l’obiettivo di stabilizzare i tanti precari che lavorano con noi, alcuni anche da molti anni. Successivamente però avremo l’esigenza di inserire quelle professionalità a cui facevo riferimento.

Un’ultima questione. Nella mission di Arsial c’è quella di favorire lo sviluppo del biologico. Ma c’è una domanda reale, oppure è ancora un consumo di nicchia?

Io penso che ci siano ancora margini di crescita per il settore biologico. Anche perchè poi con la pandemia l’attenzione al cibo ed alle produzioni locali, come dicevo, è cresciuta. Noi possiamo contribuire, come facciamo, incentivando lo sviluppo di marchi e prodotti di qualità. Poi certamente serve anche il coinvolgimento della grande distribuzione organizzata. Una volta che una catena apre le porte al biologico, s’innescano meccanismi emulativi che ne facilitano lo sviluppo. Ed io credo che non siamo lontani da quell’orizzonte.
 

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