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Domenica, 28 Novembre 2021
Politica

Agenas, per i 70 precari “storici” l’impegno alla stabilizzazione: “Ora lavoro e stipendio"

Dopo mesi di proteste e presidi l'impegno dei ministeri della PA e della Salute alla stabilizzazione degli addetti ai servizi sanitari regionali. I sindacati: "Subito decreto legge"

Sono serviti mesi di lotte e presidi, con pure uno sciopero proclamato per il prossimo 22 gennaio, per ottenere l’impegno alla stabilizzazione di 70 precari “storici” dell’Agenas: lavoratori dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che, dopo anni di contratti a termine, scaduto l’ultimo lo scorso 31 dicembre, si erano visti mettere alla porta. Nel pieno della pandemia da Coronavirus e della campagna vaccinale. 

Lavoratori Agenas: c'è impegno alla stabilizzazione di 70 precari "storici"

Ma i dipendenti dell’Agenas, supportati dai sindacati, non si sono persi d’animo: dopo il secondo presidio nel giro di pochi giorni indetto per trovare una definitiva soluzione, ieri si è aperto un percorso verso la stabilizzazione con l’impegno dei ministeri della Pubblica Amministrazione e della Salute. 

“Ma non dobbiamo dimenticare che 70 lavoratori e 70 famiglie sono ancora senza stipendio dall’inizio dell’anno. Ora ministri e agenzia facciano in fretta e passino dalle parole ai fatti: serve subito il decreto per farli tornare a lavoro” - hanno dettio Paolo Terrasi, Marco Giobbi e Angelo Angritti, responsabili di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Roma e Lazio, sostenendo le ragioni di chi da anni ha svolto un ruolo essenziale per le attività dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari, “mettendo la propria professionalità al servizio della salute nel delicato compito di coordinamento tra Stato e Regioni in materia di sanità”.

Stabilizzazione lavoratori Agenas: "Ora lavoro e stipendio"

Per la stabilizzazione si attende un decreto legge ad hoc. “Chiediamo alla politica e ai vertici dell’agenzia di non mettere altro tempo in mezzo. Monitoreremo passo passo la definizione dell’iter legislativo: che ogni ambito dei servizi sanitari pubblici necessiti di investimenti, assunzioni, lavoro stabile e valorizzazione delle professionalità è ormai chiaro. Oggi finalmente si dimostra quanto quello che sosteniamo e difendiamo è semplicemente l’unica strada percorribile, che può e deve essere condivisa da chi amministra i servizi pubblici: solo attraverso la qualificazione e il riconoscimento del lavoro - concludono i sindacalisti - è possibile rafforzare il sistema sanitario tutto e garantire la tenuta dei servizi ai cittadini, in emergenza come nella normalità”. 

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