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Emergenza affrancazioni, le ultime novità sul lavoro del Comune: lo stato dell'arte

In un anno oltre 1.100 pratiche concluse, quasi il 90% delle domande arrivate. A gennaio un nuovo portale per inoltrare le istanze ed entro fine anno la giunta firmerà una nuova delibera sulle trasformazioni nei piani di zona

Le affrancazioni sono l'incubo dei romani. Ma rischiano di diventare anche l'incubo del Comune. Gli uffici stanno mettendo in campo, faticosamente, una serie di tentativi per velocizzare la lavorazione delle pratiche: dall'arrivo a breve di una piattaforma digitale utilizzabile sia dai professionisti sia dai singoli cittadini, passando per l'ingresso anche di dipendenti Almaviva nella "task force" interna al dipartimento urbanistica. In un anno (quasi), il dipartimento urbanistica ha portato a termine poco meno del 90% delle domande di affrancazione semplificata ricevute, ma è indietro (e di molto) sulle vecchie ordinarie. 

In un anno il Comune ha completato quasi il 90% delle affrancazioni semplificate

Nell'ultima commissione urbanistica capitolina, il dirigente Fabrizio Mazzenga ha messo sul tavolo tutto il lavoro svolto dal su ufficio interno al Pau, il dipartimento di programmazione e attuazione urbanistica, in tema di affrancazioni. Che, ricordiamo, sono quasi l'unico modo esistente per rimuovere il vincolo del prezzo massimo di cessione, che insiste su tutti quegli immobili costruiti all'interno dei piani di zona, nell'ambito del programma di edilizia residenziale agevolata finanziato anche con soldi pubblici. Nello specifico, è stato illustrato ai commissari il lavoro da gennaio a novembre 2022. In undici mesi sono state inoltrate 1.280 domande di affrancazione in modalità semplificata, cioè con un'asseverazione dei calcoli fatta da un professionista pagato dal cittadino interessato. Di queste, l'ufficio è riuscito a concluderne 1.131: "La conclusione noi la intendiamo quando c'è la produzione della determina dirigenziale che permette al richiedente di rogitare la compravendita dell'immobile", specifica Mazzenga. Nell'anno precedente, quindi da dicembre 2020 a dicembre 2021 - periodo nel quale si sono avvicendate le amministrazioni Raggi e, da novembre, Gualtieri - sulle scrivanie del dipartimento all'Eur si sono accumulate 2.200 richieste di procedura semplificata, con sole 750 arrivate a determina: il 34%. 

Povere ordinarie: "L'arretrato è sostanzioso, ne vengono lavorate 90 al mese"

Ricordiamo che la procedura semplificata è stata introdotta a metà 2020 dalla giunta pentastellata, alla luce delle enormi difficoltà nello smaltire le pratiche di affrancazione ordinaria: il Comune introdusse la possibilità di presentare istanza in autocertificazione, con il supporto di un tecnico abilitato, ovviamente pagato dal privato. E tutti gli altri? Le migliaia di cittadini romani che dal 2015 in poi - cioè da quando è stato introdotto l'istituto dell'affrancazione - hanno presentato istanza ordinaria? In questo caso il discorso è diverso. Mazzenga lo ammette: "L'arretrato è corposo - conferma l'ingegnere in commissione, sollecitato a riguardo sia dai cittadini presenti sia dai consiglieri capitolini - anche perché a lavorare sulle ordinarie è solo Risorse per Roma, che ha un contratto di servizio in fase di rinnovo che prevede 40 pratiche al mese. Loro, sollecitati e senza aggravio economico per l'amministrazione, sono arrivati a farne 90 circa. Ma non sono numeri sufficienti per smaltire l'arretrato". Sui numeri dell'arretrato, però, non si sa molto. 

Da gennaio 2023 un nuovo portale per gli utenti: addio alle Pec e alle raccomandate

In ogni caso, il Comune sta cercando di dare un'accelerata importante al lavoro sulle pratiche di affrancazione. E non solo. Come fa sapere sempre Mazzenga, per gennaio il portale "Dirsup", ad uso esclusivamente interno, verrà sostituito da un'interfaccia esterna nella quale tutti i cittadini e i professionisti potranno caricare la documentazione richiesta per inoltrare una domanda di affrancazione. In tal modo amministrazione e utenti comunicheranno tramite il portale, realizzato da Aequa Roma che si è aggiudicata un appalto specifico: "E i cittadini potranno testarlo, prendendo appuntamento con i nostri uffici, prevalentemente la mattina", aggiunge l'ingegnere. Inoltre il portale sarà accessibile anche a chi dovrà fare domanda di trasformazione, ovvero la procedura che ad oggi è permessa in 14 piani di zona della Capitale e che trasforma il diritto di superficie in diritto di proprietà. Una pratica sostanzialmente immobile, sicuramente dall'estate del 2021 ma in molti casi già dal 2017, con proprietari che non possono proseguire nella messa in vendita degli immobili perché impantanati nelle sabbie mobili della burocrazia. 

Il Comune che non sta al passo con le leggi

Ma, come fa notare in commissione Laura Paolucci in rappresentanza del comitato di quartiere di Torresina, uno dei piani di zona trasformabili, tutte le pratiche concluse raccontate da Mazzenga "andranno nuovamente lavorate, perché sono state lavorate in acconto". In sostanza il Comune, non essendosi allineato alla legge 108 del 2021 e alla successiva modifica con la legge 51 del 2022 in materia di rimozione del prezzo massimo di cessione, si vedrà in futuro costretto a rimettere mano a tutte le pratiche. Mazzenga, mestamente, ha confermato la problematica rispondendo all'osservazione di Paolucci, con il presidente della commissione Tommaso Amodeo che ha commentato così: "Roma non si è fatta in un giorno, risolveremo tutte le criticità". 

In arrivo le trasformazioni semplificate

Come fa sapere sempre Mazzenga, entro la fine di dicembre l'assessore all'urbanistica Maurizio Veloccia presenterà alla città una nuova delibera sul tema, che introdurrà la procedura semplificata anche per le trasformazioni nei piani di zona. "Verremo sommersi da richieste - commenta il dirigente - e ancora una volta dovremo dimostrare di essere all'altezza del compito che ci viene richiesto di svolgere". E anche in questo caso la domanda, senza risposta, è legittima: che fine faranno le vecchie trasformazioni? 

Dove si può trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà

Il diritto di superficie può essere trasformato in diritto di proprietà, su richiesta del proprietario dell'immobile, ma solo in determinati piani di zona (attualmente 14). Lo si fa tramite una pratica, che comporta il pagamento di una cifra stabilita dal comune. I 14 piani di zona nei quali i proprietari possono presentare richiesta di trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà sono i seguenti: Acilia (piani di zona 10V), Casal Boccone (C14), Casale del Castellaccio (D4), Casilino (23), Dragoncello (11V), Laurentino (38), Palocco (53), Serpentara II (5), Spinaceto (46), Tor De Cenci (47 e 48), Torraccia (C1), Torresina (B32), Torrevecchia II (80), Val Melaina (6). Attualmente chi è in diritto di proprietà può avanzare domanda di affrancazione. 

La task force per i rimborsi: 600 romani in attesa

C'è un lavoro parallelo che stanno svolgendo all'interno degli uffici del dipartimento urbanistico, ed è quello relativo alle istanze di rimborso avanzate da chi ha pagato l'affrancazione più del dovuto, essendo stati introdotti negli ultimi anni nuovi calcoli.  Ad oggi, fa sapere il dipartimento, sono circa 600 i rimborsi ai quali stanno lavorando: "C'è un piccolo ufficio ad hoc - dice Mazzenga - costituito da 3 istruttori e un funzionario, con la partecipazione di Almaviva, che sta facendo di tutto per dare legittima risposta alle aspettative dei richiedenti. Parliamo di svariate migliaia di euro". 

Cosa cambia con la nuova delibera sulle affrancazioni? La spiegazione dell'esperto

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