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La pandemia lascia voli a terra e aeroporti deserti: la crisi morde 40mila lavoratori

Calo vertiginoso di traffico e passeggeri negli scali romani: soffrono i lavoratori di compagnie, società di handling e stagionali oltre all'indotto. I sindacati: "Se non si interviene sblocco licenziamenti può sarà dramma sociale"

Dal transito record di 49,4 milioni di passeggeri registrato a fine 2019, al calo vertiginoso del traffico causato dalla pandemia da Coronavirus: soffrono gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino e con essi i lavoratori delle compagnie aeree, delle società di handling, gli stagionali e l’intero indotto. “40mila persone” - dicono i sindacati. 

Voli a terra e aeroporti deserti: la crisi morde 40mila lavoratori

I numeri raccontano di un comparto in estrema sofferenza, con la ripresa che appare lontana. Secondo studi di Assaeroporti nel mese di ottobre al Leonardo Da Vinci il traffico aereo extra Ue, con 13.900 voli, ha registrato il -72% rispetto all’anno precedente; i passeggeri sono stati un milione 900mila (-79%), le tonnellate di merci 39mila, con un crollo del 66 per cento. Per quanto riguarda Ciampino, il movimento di aeromobili è calato del 46% e il traffico passeggeri del 66%. 

“Numeri che rendono urgente mettere in campo un patto di sistema, che coinvolga tutte le parti in causa, e provveda a un percorso preventivo di politiche attive del lavoro a tutela di oltre 40mila famiglie sul territorio” - hanno detto a margine della call con la Regione Lazio i segretari generali della Filt-Cgil di Roma e Lazio, della Fit-Cisl del Lazio e della Uil Trasporti Lazio, Eugenio Stanziale, Marino Masucci e Maurizio Lago. Il tavolo sul comparto aereo di Roma e del Lazio è aperto. 

“Se non si interviene con efficacia, lo sblocco dei licenziamenti può rappresentare un dramma sociale a orologeria” - avvertono i sindacati. A preoccupare la condizione di molti lavoratori che, ad oggi, “sono ancora alle prese con i ritardi nell’erogazione degli ammortizzatori” e le aziende in crisi, “che pianificano potenziali dismissioni”. 

Un terremoto che investe non solo i dipendenti. Fuori dagli aeroporti da mesi i 4mila stagionali del comparto: lavoratori che si occupano in particolare dei servizi di imbarco, assistenza ai passeggeri e check-in. Per loro è buio profondo: “Sono stati inseriti in qualche forma di sostegno al reddito soltanto a fine maggio 2020, e circa la metà è ancora esclusa da qualsiasi forma di supporto, fatta eccezione per la Naspi in esaurimento”

L'anno zero del comparto aereo 

I sindacati chiedono di non abbandonare un settore che rappresenta un volano per l’economia, oltre che un’eccellenza. “Il drammatico ‘anno zero’ che lo ha investito, in tutto il mondo, può e deve rappresentare l’occasione per un riposizionamento internazionale degli asset territoriali e italiani, e non la resa a piani miopi e di riduzione”, il riferimento è soprattutto ad Alitalia.

“All’interno di una strategia di tenuta e rilancio del settore, riteniamo importante  puntare anche su nuovi percorsi formativi e di riqualificazione professionale, rispondenti alle innovazioni tecnologiche del settore e facilitanti per l’occupabilità, accedendo eventualmente anche al fondo Nuove competenze. Al contempo - dicono Filt-Cgil, Fit-Cisl del Lazio e Uil Trasporti - sarebbe utile mettere in campo iniziative di coaching e di tutorato personalizzato, che vadano incontro sia ai dipendenti stabilizzati che ai 4mila stagionali sul territorio, molti dei quali stanno vivendo un periodo di inaccettabili difficoltà”.
 

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