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L'acquedotto Marlborghetto a RomaNord

L'acquedotto Marlborghetto a RomaNord

Acqua vietata a Roma Nord, ancora polemiche: il caso finisce in Procura

Due gli esposti, uno da parte del Codacons, l'altro d parte del coordinamento RomaNord Primavera Nazionale. L'assessore Masini: "I cittadini con bolletta Acea non corrono rischi"

Ancora polemiche sul caso acqua vietata in alcune zone di Roma Nord. Dopo l'ordinanza firmata dal sindaco, le proteste dei cittadini e il tentativo del Campidoglio di minimizzare la portata dei disagi, la questione arriva oggi in Procura. Sono tre gli esposti pronti ad arrivare a Piazza Clodio. A firmarli Primavera Nazionale coordinamento RomaNord , il Codacons e il consigliere di Fratelli d'Italia Fabrizio Ghera che presenterà anche un'interrogazione al sindaco di Roma Marino.

PRIMAVERA NAZIONALE COORDINAMENTO ROMANORD - "A nostro avviso", spiega Riccardo Corsetto, portavoce del coordinamento RomaNord, "è gravissimo che il Comune di Roma Capitale e quindi chi lo rappresenta non abbia allertato nelle dovute modalità i residenti di alcune zone del Municipio ex XIX, e ex XX della presenza di arsenico e batteri fuori dalle norme fissate per la salute umana, nell’acqua che arriva nelle case. In un paese civile il sindaco avrebbe già rassegnato le dimissioni".

CODACONS - Molto duro anche il Codacons: "Vogliamo che la magistratura accerti se la salute dei cittadini sia stata garantita e se la tempistica seguita dal Comune nel diramare l'allarme sia stata congrua". Il Codacons va oltre e chiede provvedimenti a tutela dei residenti delle aree dove l'acqua risulta contaminata da arsenico. "I cittadini coinvolti dal problema - spiega - devono essere esentati dal pagamento delle tariffe idriche, fino a che l'acqua non tornerà potabile Comune e Asl devono inoltre disporre in favore di costoro analisi del sangue gratuite, volte a verificare la presenza nell'organismo di metalli tossici pericolosi per la salute umana".

LA DIFESA DI MASINI - Ferma e decisa la linea difensiva dell'assessore ai Lavori Pubblici Paolo Masini che ridimensiona l'allarme ai microfoni di RadioCittàFutura: "Su 350mila residenti nei municipi coinvolti, il XIV e il XV, le utenze fornite dall'acquedotto rurale dell'Arsial sono appena 500. La presenza di agenti inquinanti in quell'acqua è  nota da tempo. Dal 2012 i cittadini ricevono una bolletta sulla quale è indicata questa criticità". "L'ordinanza del sindaco- aggiunge Masini - serve a far ripartire la  macchina degli interventi su questa vicenda in collaborazione con gli enti preposti, Regione Lazio e Acea. Quello che occorre fare adesso è dire a tutti i cittadini che hanno la bolletta Acea che non corrono alcun rischio e confermare che stiamo intervenendo su un problema che si trascina da due anni e che fino al nostro arrivo era rimasto chiuso nei cassetti. Ci auguriamo- ha concluso Masini- che nei prossimi mesi Acea cambi le fonti di origine di quest'acqua sostituendole con le proprie".

LE STRADE INTERESSATE DAL PROVVEDIMENTO

Fabrizio Ghera di Fratelli d'Italia replica al tentativo di minimizzare l'allarme: "Nelle note d'agenzia di questi giorni si sottolinea che le "utenze fornite dall'acquedotto rurale dell'Arsial sono appena 500". Fosse stata anche una sola famiglia rimane il fatto che c'è in gioco la salute dei cittadini. Nel comprendere le preoccupazioni dei residenti dei territori interessati, ai quali Fratelli d''Italia rivolge sincera vicinanza e solidarietà, in questi giorni presenterò un esposto in Procura per chiedere l'accertamento di eventuali ritardi od omissioni da parte dell'amministrazione capitolina, e un'interrogazione al sindaco di Roma affinchè spieghi come mai non sia stato pianificato un piano di comunicazione adeguato".

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