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Affitto concordato: "L'accordo comunale permette affitti troppo alti: va rivisto"

Unione Inquilini ha analizzato i dati di 400 contratti stipulati da marzo a settembre 2019 in base ai nuovi accordi territoriali

Le modalità di definizione degli affitti concordati nella Capitale vanno riviste. Nella giornata ‘sfratti zero’ il sindacato Unione Inquilini si appella al Comune di Roma per riconvocare un tavolo per la revisione dell’accordo sottoscritto appena sei mesi fa da sindacati e associazioni di categoria al tavolo dell’ex assessora alle Politiche abitative Rosalba Castiglione. In termini tecnici si chiama ‘accordo territoriale’ e fissa una serie di parametri, tra cui i valori economici, per affittare un appartamento a un canone ribassato rispetto a quello di mercato. Funziona così: i proprietari accettano di incassare meno dall’affitto dei propri alloggi e in cambio ottengono una serie di agevolazioni fiscali. Come denunciato questa mattina da Unione Inquilini, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sala Laudato Sii in Campidoglio, risulta però “che i prezzi tollerati dall’accordo sono ovunque sensibilmente superiori a quelli reali pattuiti”, spiega il segretario romano Fabrizio Ragucci. 

La considerazione nasce dall’analisi di 396 contratti stipulati presso la sede centrale di Unione Inquilini a Roma tra marzo e settembre del 2019. Escludendo zone di pregio come Trastevere, la consistenza di un appartamento medio locato a Roma risulta di 77,41 metri quadrati. Basandosi su una media dei valori reali dei quasi 400 contratti presi in esame, il costo medio è di 773,48 euro a fronte di una media dei valori massimi che sarebbero possibili in base ai parametri dell’accordo è di 957,67 euro. Pari a più 17,02 per cento.

Se si prendono in esame le tre macrozone di Roma il divario si ripropone: meno 20,36 per cento nella zona semicentrale; meno 16,96 per cento in quella periferica; meno 20,20 per cento nella zona suburbana. In numeri assoluti, prendendo come esempio la zona suburbana, si passa dai 618,53 euro dei prezzi medi pattuiti ai 775,10 euro dei prezzi medi tollerati dall’accordo. Più in particolare, continua ancora lo studio di Unione Inquilini, il divario più marcato è registrato a Pietralata (29,21 per cento) seguito da Monteverde Nuovo (28,88 per cento), Collatino (28,80 percento), San Basilio (20,43 per cento). “Nelle altre 92 zone il trend è comunque compreso in un gap che non scende sotto al 5 per cento e supera spesso il 20 per cento”. Il mercato reale è quindi più basso di quello ipotizzato dall’accordo territoriale. “Per renderlo uno strumento efficace”, continua Ragucci, “abbiamo bisogno di elaborare una fotografia più fedele alla realtà”.

Per Unione Inquilini l’aumento dei valori è imputabile anche all’eccessiva facilità con cui un alloggio mediocre si colloca nella fascia massima. “Lo standard di una casa viene infatti valutato in base a parametri insignificanti, come il numero dei piani dello stabile, o irrisori come la presenza di un bagno con finestra. A questo si aggiunge che per collocarsi nella fascia di prezzo massima basta essere dotati di meno della metà dei 20 parametri attribuibili, solo 9. È come prendere il massimo anche se il voto è 4.5 su 10”. 

L’analisi presentata questa mattina “è una conferma delle perplessità che avevamo espresso al momento della firma degli accordi territoriali riguardanti i parametri, i valori eccessivi e il mancato obbligo di allegare al contratto il conteggio del mobilio”, continua ancora Ragucci. Dubbi confermati: “A Roma si pone la necessità urgente di una revisione di questo strumento per porre fine al paradosso di un accordo nato per calmierare il mercato e che prevede invece affitti più elevati di quelli naturalmente applicati”. 

Presente all’incontro anche la consigliera capitolina del gruppo misto, ex del M5S, Cristina Grancio: “La possibilità di un canone calmierato non sostiene solo alcune fasce sociali ma si inserisce anche in una determinata visione della città”. Tra le proposte: “Combattere l’invenduto che contribuisce a mantenere alti i valori e utilizzare il patrimonio, pubblico e privato, abbandonato”. Ad ascoltare i dati illustrati da Unione Inquilini il nuovo presidente della commissione Patrimonio, Francesco Ardu: “Sono venuto ad ascoltare perché questi sono strumenti molto utili che sicuramente possono essere migliorati. I temi da affrontare in commissione ora sono tanti ma valuteremo una convocazione sul tema”. 

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