Stress, ansia, relazioni: 3 problematiche psicologiche peggiorate durante la pandemia

Il racconto delle emozioni dei Romani in questi giorni difficili dalla voce degli psicoterapeuti del Santagostino

Quante volte ci siamo sentiti dire che avremmo bisogno “di uno bravo”? Certo, spesso è una semplice presa in giro da parte degli amici quando leggono in noi segnali di “squilibrio”. Ma può essere una presa in giro che nasconde, almeno, una piccola quota di verità.

Perché chi di noi non ha avuto - nella vita - difficoltà ad affrontare particolari situazioni stressanti o ansiogene, problemi nella sfera sentimentale e in quella lavorativa? Problemi che magari fingiamo di ignorare ma che, poco per volta, ci logorano, minando la nostra qualità della vita. In questo particolare momento, tra pandemialockdowntimori per la salute e per il futuro lavorativo, chi di noi non sente, di “aver bisogno di uno bravo"?

Lo conferma un sondaggio del Santagostino, realtà di sanità privata ad alto impatto sociale attiva dal 2009 in Lombardia e a Bologna che a ottobre è sbarcata nella Capitale con un centro interamente dedicato alla psicoterapia. Il sondaggio ha voluto misurare la “temperatura” psicologica dei romani al tempo della pandemia, rilevando ansia, stress, problemi di relazioni: un terzo degli intervistati ha avuto almeno un attacco di panico da quando è scoppiata la pandemia, quasi il 40 per cento ha segnalato livelli di stress fuori controllo, 7 su 10 si dicono molto preoccupati per i prossimi mesi, il 35 per cento sostiene che la propria relazione sia stata influenzata dai mesi di lockdown (1 su 10 ha visto finire il suo rapporto di coppia).

Una temperatura simile viene rilevata da chi sta in prima linea, in questi, giorni: vale a dire gli psicoterapeuti del Santagostino, che ogni giorno raccolgono i racconti dei pazienti.

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«È aumentata l'ansia, non ci sono dubbi», spiega il dottor Massimo La Gorga, «Le paure più diffuse sono quelle di contagiare i propri cari, di perdere il lavoro, di non essere in grado di lavorare. Mentre nel primo lockdown ho visto una prevalenza di depressione, in questa seconda fase rilevo un’angoscia e un’aggressività esplosive».

«Quando l'emergenza dura da mesi dovrebbe diventare abitudine e aumentare i meccanismi di adattamento per una possibile riorganizzazione», aggiunge la dottoressa Marzia Cosentino. «Purtroppo sembra quasi che non avere a disposizione dati di realtà sia medici, epidemiologici, disposizioni di sicurezza sempre più restrittive e l'infodemia a cui quotidianamente siamo sottoposti porti un'escalation di ansia e angoscia».

Difficoltà e ansie che hanno poi pesanti conseguenze sulle relazioni: «I pazienti che sto incontrando in questa fase», spiega il dottor Antonino Cascione, «riportano spesso situazioni relazionali (di coppia, familiari, amicali o lavorative) per loro insoddisfacenti. Vogliono trovare un modo migliore per soddisfare i loro bisogni relazionali. Le misure di prevenzione, il distanziamento, la riduzione degli spazi di incontro hanno generato in alcuni dei comportamenti evitanti che accompagnano un vissuto di solitudine».

«La pandemia», aggiunge la dottoressa Serena Benini, «ha portato all'acutizzazione delle preoccupazioni e delle debolezze. Sono venuti meno i punti di riferimento. I pazienti sperimentano incertezza e l'impossibilità di esercitare il controllo su troppe variabili. Le relazioni disfunzionali diventano ingestibili, mentre chi è solo sperimenta una solitudine ancora maggiore e teme di perdere del tempo utile per uscire dalla sua condizione».

I pazienti che si rivolgono alla psicoterapia, raccontano gli specialisti «chiedono di essere aiutati a trovare degli strumenti per migliorare la modalità di gestione della propria vita, capire come stare meglio, esprimono insicurezza e disorientamento rispetto ai cambiamenti e alle situazioni critiche relative al lavoro e alla famiglia. Desiderano cambiare prospettiva e hanno paura di non sapere come fare».

Insomma, si fanno aiutare da uno bravo, non perché sono “matti” o “malati”, ma perché decidono di farsi aiutare. Affidarsi a un professionista può essere un ottimo modo per ritrovare la propria dimensione, seppur scegliere il giusto psicoterapeuta può rivelarsi non cosa facile e potrebbe finire per aggiungere un problema ai problemi: alzi la mano chi saprebbe scegliere tra un terapeuta cognitivista, psicodinamico, transazionale o sistemico.

Ed è proprio in questa fase, oltre che in quelle successive, che l’approccio del Santagostino di piazza Cavour 19 a Roma, è un valido aiuto, perché prevede un colloquio conoscitivo di valutazione del paziente e un successivo indirizzamento più consapevole verso lo psicoterapeuta più adatto alle specifiche esigenze.

Tutti i numeri di un Centro d’eccellenza

I numeri di Santagostino ne danno un quadro preciso di professionalità ed efficacia nelle terapie che lo rendono il principale erogatore di psicoterapia in Italia, con oltre 10 anni di esperienza nella presa in carico di oltre 16.000 pazienti, più di 230 terapeuti attivi (il Centro di Roma da solo ne conta 10) e più di 400 colloqui effettuati al mese. A questi risultati si aggiunge l’eccellenza di servizi laterali che incontrano indubbiamente il favore dei pazienti, come l’organizzazione flessibile degli orari, la possibilità di prenotare online, quella di fare sedute anche da remoto tramite video-chiamata e i prezzi molto contenuti (40 euro per il primo colloquio e stesso prezzo per i successivi, 35 euro per il colloquio online).

Insomma, non saremo pazzi, questo è vero, ma di questi tempi chiedere aiuto psicologico a “uno bravo” non può che farci bene. Iniziare una terapia significa, infatti, prendere atto che si ha un problema e che si vuole risolverlo. Il primo passo, allora, è prenotare un colloquio sul sito di Santagostino per trovare insieme la soluzione più adatta.

Il consiglio è quello di guardarvi dentro e chiedervi con la massima onestà se sentite di aver bisogno di un supporto emotivo. Perché parlarne è il secondo passo.

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