Ecco chi mi ha aiutato da uscire dal racket della prostituzione

Questa è la storia di E.

E. è una ragazza di 35 anni.  Ha una casa, un fidanzato, un lavoro che le piace. Una storia comune? Purtroppo no.

E. è nata in Albania e nel 2000, quando aveva 16 anni, ha raggiunto il suo fidanzato dell’epoca in Italia (ma non si tratta di una storia d’amore: il suo fidanzamento era stato combinato dai genitori).

Lui la convinse con la promessa di una vita migliore: avrebbero lavorato insieme, formato una famiglia... lei, che versava in condizioni di estrema povertà, pensa che possa essere una soluzione per cambiare vita. Arriva con il gommone (il suo fidanzato si giustifica dicendo che non può pagarle i documenti, sono troppo costosi, ma lei deve raggiungerlo subito, perché il lavoro non aspetta!), con il sogno di vivere una vita migliore.

Giunta a Roma il suo sogno che viene subito infranto: lui vuole farla prostituire, ma lei non accetta: dopo una settimana di botte e torture, la vende a dei suoi connazionali. A questo punto, E. non può più rifiutarsi ed è costretta ad iniziare la vita sulla strada. La Capitale si rivela, in questo caso, matrigna.

Piange tutte le sere, anche davanti ai clienti, cui chiede aiuto: pur trattandosi (sempre) di uomini adulti, nessuno di loro muove un dito; la scusa più comune è “non posso, ho una famiglia” (vogliono solo divertirsi). Tra le strade romane le capita spesso di incontrare i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si oppongono e combattono la schiavitù della prostituzione, dando sostegno alle giovani vittime.

Una sera, E. litiga con i suoi aguzzini: all’angoscia che, ormai, la accompagna costantemente, si affianca la paura di quello che sarebbe potute succederle una volta rientrata “a casa”... finalmente, si fa convincere dai volontari e fugge con loro.

È in questo frangente che Roma mostra il suo lato più umano. La nascondono, perché sanno che i suoi sfruttatori non si daranno per vinti tanto facilmente.  Infatti, arrivano minacce anche alla sua famiglia in Albania: E. riesce a trovare una grande forza dentro di sé, per uscire da questa tremenda condizione una volta per tutte e, con il sostegno dei volontari, denuncia i suoi aguzzini. La denuncia porta al processo. Come si diceva, non si tratta di una storia comune, per fortuna, però, si chiude con la speranza. E. riprende in mano la propria vita, con l’aiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII: segue un percorso di recupero psicologico, cercando di rimarginare le ferite, riprende gli studi, diplomandosi all’Istituto d’Arte, inizia l’università. Decide di aiutare le sue sorelle, per evitare che possano vivere la sua stessa storia.

Collabora con la Comunità Papa Giovanni XXIII aiutando le persone senza fissa dimora e cerca di sostenere le ragazze che sono in quella che era la sua condizione, portando la sua esperienza; E. sottolinea che prostituirsi non è mai una scelta, le giovani vittime sono sempre costrette, vuoi dalla povertà, vuoi dalla paura per la propria famiglia o per sé stesse. Molte vengono uccise. Molte non reggono e si suicidano. E. lavora attivamente perché questo non accada più.

Sono passati 19 anni, E. ha 35 anni; ha una casa, un fidanzato, un lavoro che le piace.

La Comunità Papa Giovanni XXIII è come un’altra famiglia. Ma non dimentica, non può dimenticare. L’esperienza che ha vissuto l’ha segnata, è qualcosa di molto personale, che non si può generalizzare: ma si fa coraggio e va avanti, dandosi da fare contro le ingiustizie che devono subire i più deboli, con semplicità, vivendolo come una missione. Lei è la dimostrazione che ricominciare da capo non è facile, ma è possibile.

E come ha detto E. “quello che non ti ammazza, ti rende più forte”.

La  Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione fondata nel 1968 da don Oreste Benzi e si è impegnata, da allora, per contrastare l'emarginazione e la povertà in tutta Italia e in oltre 40 paesi del mondo. I membri della Comunità e i suoi volontari si prefiggono di affiancare le persone più deboli in un percorso di riscatto sociale: bambini rimasti senza famiglia o nati con gravi disabilità e per questo abbandonati, persone escluse dalla società, anziani rimasti soli, persone senza dimora…

A Roma è al fianco, in particolare, degli ultimi tra gli ultimi: le persone senza dimora e le vittime della tratta di esseri umani a scopi di prostituzione. Un traffico internazionale illegale, quest’ultimo, molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali. Per combattere questa moderna schiavitù la Comunità ha istituito il Servizio Antitratta, attivo in tutta Italia e anche a Roma. Viene garantita l'assistenza legale, psicologica e sanitaria, l'aiuto nel disbrigo di pratiche burocratiche, l'apprendimento della lingua italiana, corsi di formazione professionale, l'avvio all'autonomia lavorativa e abitativa attraverso progetti individuali di integrazione.

Tutte attività possibili solo grazie al sostegno che la Comunità riceve, come ad esempio quello che arriva ogni anno dal 5x1000.

Inoltre, la Comunità promuove una campagna per la liberazione delle vittime di tratta e sfruttamento, in collaborazione con altre Associazioni, Questo è il mio corpo, e chiede al Parlamento e al Governo italiani una legge che preveda sanzioni al cliente e corsi socioriabilitativi. L’Associazione ha inoltre aderito alla Rete italiana abolizionista con associazioni femminili, sindacati e alte organizzazioni finalizzata a promuovere il “modello nordico” anche in Italia ovvero politiche che scoraggino gli utilizzatori di sesso a pagamento per fermare tratta e violenza di genere nel sistema prostitutivo.

Perché "Nessuna donna nasce prostituta". (cit. Don Oreste Benzi)

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