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VIDEO | Bosco urbano sul Lungotevere: così il Tevere in 50 anni si è ripreso i suoi spazi

Siamo scesi sulla banchina, all'altezza di lungotevere delle Navi, dove nel corso degli anni, il Tevere ha riportato una ricca vegetazione fatta di flora e fauna tipici di un ambiente fluviale. Mentre a pochi metri in superficie scorre il traffico abituale di Roma

 

Ad immergersi nella folta vegetazione ci si dimentica di trovarsi nel cuore della Capitale. E invece ci troviamo proprio qui, tra ponte Risorgimento e ponte Matteotti insiste quella che è ormai definita come Oasi urbana del Tevere, un tratto cittadino del fiume dove si può passeggiare tra salici, piante di alloro e pioppi, ma anche palme cresciute “all’ombra del ministero della Marina Militare. Un percorso che, come ci spiega il presidente di Wwf Roma ed area metropolitana, Raniero Maggini, “è stato riconquistato dalla natura”. “Dove poggiamo i piedi è esattamente terriccio che, nel corso dei decenni, depositandosi sulla banchina in travertino ha costruito almeno due metri di sementi, che hanno dato poi vita a tutti gli alberi e alle piante che vediamo intorno a noi – spiega Maggini -, Il Tevere non ha fatto altro che comportarsi come sua natura, trasportando insieme a se il suo ambiente naturale”.

Ma anche nitticora e aironi sono una presenza costante. “Qui si possono trovare specie diverse che per gli appassionati di fotografia naturalistica sono imperdibili – dice Franco Menenti, fotografo e attivista Wwf – inutile ricordare che senza questa vegetazione loro non si troverebbero qui”.

L'Oasi ha iniziato il suo lungo processo di rioconoscimento nel 1989, quando i volontari dell'associazione hanno capito il suo potenziale. “La prima richiesta ufficiale di riconoscimento come Monumento naturale è partita nel 2004 – continua Maggini – Pochi mesi fa anche il municipio II ha firmato una mozione che ne riconosce il valore, prima di lui il Bacino del Tevere. Oggi manca solo il parere della Regione Lazio con la quale speriamo di poter vedere quest'area trattata come merita”.

Una zona che dal degrado e abbandono si è trasformata in un bosco in città. “Si è vero, tutto è nato da li, e la natura si è presa il suo spazio – conclude Maggini -, oggi l'oasi vive la presenza di una cura sporadica e si trasdfroma in rifugio per i senzatetto, la loro presenza è evidente. Solo con un processo di istituzionalizzazione questo patrimonio cittadini potrebbe essere vissuto al meglio da romani e turisti”.

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