Green

Stop alla plastica in mare, il bilancio delle barriere acchiappa rifiuti: "In meno di 18 mesi recuperate 6 tonnellate"

Le barriere sistemate sul Tevere e dal 2020 anche sull'Aniene riducono lo sversamento di plastica in mare

Tremila chilogrammi di rifiuti al mese non sono finiti in mare. Merito delle barriere “acchiappa plastica” che sono state sistemate prima sul Tevere e, successivamente, anche sull’Aniene.

L'avvio della sperimentazione

“Il progetto delle barriere è partito con una prima sperimentazione sul Tevere che è durata sei mesi, da ottobre 2019 ad aprile 2020. In quella circostanza abbiamo raccolto 2,3 tonnellate di rifiuti” ha spiegato Cristiana Avenali, responsabile del contratto di fiume per la regione Lazio e promotrice dell’iniziativa. Il progetto prevede inoltra, tramite un accordo con il consorzio Corepla, che le plastiche raccolte, una volta selezionate, siano avviate al loro riciclo. 

La seconda fase del progetto

L’esito positivo della sperimentazione ha portato a replicare il progetto anche sul secondo corso d’acqua della Capitale. “Lo scorso 21 giugno abbiamo raddoppiato le dighe, prevedendo di lasciarle un anno. Ora ce n’è una sul Tevere e l’altra - ha ricordato Avenali - sul fiume Aniene. Complessivamente, da giugno ad oggi, sono state raccolte altre 3,5 tonnellate”. 

Recuperati 100 chili al giorno

Sommando i dati, si arriva a quasi 6 tonnellate in un arco temporale di quasi 18 mesi. Significa che da quando è partito il progetto, queste dighe hanno intercettato mediamente 100 chilogrammi di rifiuti. Una tonnellata al giorno che, di conseguenza, non è finita un mare. Un risultato incoraggiante che arriva all’indomani della giornata mondiale dedicata proprio al mare.

Come funzionano le dighe

Il contenimento dei rifiuti che, trasportati dal fiume, arrivano in mare, è reso possibile da barriere ancorate con dei pali alla sponda del Tevere e dell’Aniene. Così facendo permettono di fermare le plastiche ed altri rifiuti galleggianti, convogliandoli in un’area di stoccaggio a ridosso della riva del fiume. La barriera, ai fini della sicurezza idraulica, prevede la possibilità di sganciare parzialmente gli ormeggi, in modo da liberare eventuali ostacoli al deflusso delle acque Ed è quello che è accaduto in occasione delle piene invernali del Tevere. Se restassero in funzione infatti, i rifiuti finirebbero per creare una diga, allagando le aree circostanti.
 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Stop alla plastica in mare, il bilancio delle barriere acchiappa rifiuti: "In meno di 18 mesi recuperate 6 tonnellate"

RomaToday è in caricamento