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Il falco pellegrino monitorato dalla telecamere del Parco dei Castelli Romani

Il falco pellegrino monitorato dalla telecamere del Parco dei Castelli Romani

Parco dei Castelli Romani, non ci sono solo i lupi: si è schiuso il primo uovo di falco pellegrino

E’ nato il primo piccolo nella coppia di rapaci che viene monitorata nel parco. La specie, minacciata dai bracconieri, nidifica ormai regolarmente nelle falesie a strapiombo sul lago Albano di Castelgandolfo

La cova ha avuto successo. Il primo uovo si è schiuso. Nel parco dei Castelli Romani c’è una coppia di falchi pellegrini che ha appena generato il primo piccolo. Non si tratta d’una coppia qualsiasi. E’ quella infatti che viene seguita, notte e giorno, dalle telecamere appositamente sistemate in un nido. 

I furti di uova

La scelta di monitorare i due falchi non ha ragioni voyeristiche. Le webcam non servono a mettere in reta una sorta di “grande fratello” dedicato ai rapaci. Al contrario ha il fine di preservare la specie dagli attacchi del predatore più temuto dal regno animale: l’uomo. “Il monitoraggio dei falchi pellegrini è iniziato nel 1995 – ha spiegato Enrico Tullio Pizzicannella, educatore ambientale che collabora con il parco – perché si erano verificati spesso dei furti di uova”.

Il pericolo dei falconieri

I falchi pellegrini sono abili cacciatori. Una caratteristica molto apprezzata in un particolare ambito venatorio. “Venivano prelevate le uova perché, i falconieri, erano interessati ad allevare ed addestrare questi rapaci. Ma da quando è partito il monitoraggio, grazie alla collaborazione di preziosi documentaristi come Claudio Borghini, il fenomeno è progressivamente diminuito ed oggi questo problema non lo abbiamo più” ha chiarito Pizzicannella.

Un monitoraggio complicato

Non è facile però tenere sotto controllo questi falchi. Nidificano infatti “in cenge rocciose di falesie che si trovano spesso a strapiombo”. Nel caso specifico si trovano centinaia di metri sopra il lago Albano di Castelgandolfo. “Per sistemare l’attrezzatura occorre avere delle doti alpinistiche, perché ci si deve calare in corda doppia”. Ma prima bisogna individuare i nidi e già quello non è un compito semplice perché le coppie ne vagliano diversi prima di fare la propria scelta.

Lo stato di salute del parco

La presenza di falchi pellegrini, e la loro riproduzione finalmente documentata anche dall’occhio elettronico, è particolarmente importante per il parco. “E’ un ottimo indicatore per capire quale sia lo stato di salute del parco che, tra l’altro, è un Sito d’Interesse Comunitario. Se c’è un predatore apicale e molto specializzato come il Falco Pellegrino, che si nutre solo di uccelli catturati in volo, significa infatti che ci sono anche molte prede. E non solo.

Non solo falchi pellegrini

“Nel parco è stata anche documentata, dal 2013, la presenza del biancone, dell’aquila dei serpenti”. E non solo. Perché grazie alle videotrappole è più volte stata segnalata la presenza di alcuni lupi appenninici. “Ne girano cinque o sei esemplari”. Mentre sono cinque le coppie di falchi pellegrini che ormai si sono stabilizzati nell’area. A questi si deve aggiungere il nuovo nato che, nel nido monitorato con le telecamere, era covato insieme ad altre tre uova. Le sorprese, quindi, potrebbero non essere finite. 
 

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