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Si chiama Metrovia e "rottama" le ferrovie regionali: "Al loro posto sei linee di superficie"

Con il progetto della Metrovia si punta a trasformare le linee ferroviarie regionali in metropolitane di superficie. Grazie all'utilizzo dei binari esistenti si risparmia anche sui costi di realizzazione

Aumentare le linee metropolitane, risparmiando sui costi. Un traguardo tanto ambizioso quanto necessario se si vuole incentivare i romani ad abbandonare l’auto. Roma è infatti la seconda Capitale europea, per estensione. Ma è all’ultimo posto per le linee dedicate al trasporto metropolitano. Un gap che sembra impossibile da colmare, se si continua a spendere come si è fatto per la linea C.  Ma non è detto che sia quella la strada da seguire. Al contrario, il progetto della Metrovia impone una radicale inversione di tendenza.

LA METROVIA - “Bisogna puntare a trasformare le ferrovie regionali in linee di trasporto metropolitano – spiega l’archietto Paolo Arsena, ideatore del progetto – altrove si è fatto e si sono ottenuti ottimi risultati. L’esperienza di Berlino sta lì a dimostrarlo”. La proposta è chiara. “Bisogna investire sulla realizzazione dei nodi di scambio e su quelli d’interscambio. I primi servono per passare da una linea all’altra. I nodi d’interscambio, situati in zone periferiche della città, sono invece utilizzati per passare dai treni regionali ai vagoni delle metro di superficie”. Nel tessuto urbano dunque ci si sposterebbe senza ricorrere ai treni regionali. Ed al loro posto i passeggeri troverebbero delle metro di superficie. 

ADDIO AI TRENI REGIONALI IN CITTA' - La premessa da cui parte infatti il progetto della Metrovia, è che si possa fare a meno dei treni regionali in città. I loro binari verrebbero così messi a disposizone delle nuove linee metropolitane. “Se io sono un pendolare e devo venire a lavorare a Roma cosa faccio? Oggi prendo un treno e arrivo fino ad una delle stazioni della Capitale. Poi da lì devo trovare  un autobus o una linea di metro che mi portino più vicino possibile al posto di lavoro". Invece con il progetto avanzato dall'architetto, si prende un treno regionale fino alle porte della città, dov'è presente un punto d'interscambio, e poi da lì si sale su una delle sei nuove linee di superficie. "Con la metrovia si ha la possibilità di usare una rete molto più capillare". E quindi si riesce mediamente a fare a meno anche del collegamento garantito da un autobus.

I NODI DI SCAMBIO - Perché l’idea funzioni, è necessario però  che siano incrementate le frequenze nel passaggio dei mezzi di superficie. “Non si può attendere quindici minuti l’arrivo di una metro” concorda l’architetto che aggiunge un altro elemento alla sua proposta. “Bisogna puntare sulle linee di scambio. Quelle che ci sono ora sono poche e talvolta fatiscenti. Io propongo invece di investirvi. E’ paradossale che oggi non esista un collagammento tra la Stazione Tuscolana e la fermata metropolitana di Ponte Lungo. O tra la la ferrovia Nomentana e la fermata Libia della B1”. Metro e stazione ferroviaria si trovano, nei casi citati, a meno di trecento metri di distanza "eppure non esiste neanche una segnaletica, che ne indichi la loro presenza". Con il progetto di Paolo Arsena le stazioni citate sarebbero tutti collegate e servite dalla metrovia.

I COSTI DELLA METROVIA - Sul piano dei costi “bisogna fare uno studio di fattibilità,perché la mia è solo un’idea progettuale” osserva l’architetto. “Comunque possiamo ragionevolmente ritenere che sia molto più bassi. Infatti non c’è bisogno di scavare perché si usa il sedime finora utilizzato dai treni regionali. Poi certamente bisogna sostenere delle spese per l'acquisto dei vagoni, per realizzazione dei nodi di scambio e  le nuove linee di elettrificazione. Ma, intuitivamente, possiamo concludere che con i 3-4 miliardi spesi per la Metro C, si possono creare sei nuove linee metropolitane”. Un sogno? Sicuramente un bel risparmio.
 

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