Liberate quattromila coccinelle: serviranno per salvare i pini di Villa Leopardi

Nel Quartiere Africano c'è un gruppo di cittadini che contro le cocciniglie sta sperimentando soluzioni di "lotta biologica". Proietti Rocchi: "Abbiamo già fatto ricorso a diversi tipi di coccinelle"

Una casette per le coccinelle su un pino di Villa Leopardi

Niente insetticidi. Nel quartiere Africano c’è un gruppo di cittadini che per salvaguardare i propri alberi sta seguendo una strategia precisa.

L'iniziativa dei cittadini

Dalla metà di giugno i volontari dell’associazione “Amici di Villa Leopardi”, stanno sperimentando un metodo su cui per ora, il Servizio Giardini di Roma Capitale, non ha investito troppe risorse: le coccinelle. Nel corso degli ultimi mesi ne hanno acquistate e liberate una gran quantità. Sono infatti dei predatori naturali in grado di contrastare il diffondersi di molti parassiti.

La lotta biologica

“Ci siamo documentati ed abbiamo così scoperto che esistono in natura una gran quantità di coccinelle - ha spiegato Massimo Proietti Rocchi, presidente dell’associazione Amici di Villa Leopardi - Noi ne abbiamo lanciate in tutto più di 4mila, di cui 200 soltanto nella giornata del 16 settembre”. Questi insetti si nutrono infatti delle cocciniglie che attaccano le piante, pini compresi.

Coccinelle e pini

All’interno del parco di via Nomentana esistono però diversi esemplari di pini. “Abbiamo cominciato con le coccinelle adalia, perchè dovevamo debellare gli insetti che avevano attaccato il Pino di Aleppo ed il Pinus Niger. Il lancio più recente - ha spiegato Proietti Rocchi - è stato invece diretto ai pini comuni”. Sono loro ad essere quelli che destano maggiori preoccupazioni.

La toumeyella parvicornis

A Roma migliaia di esemplari di Pinus pinea sono sotto attacco. Nel 2018 sono infatti arrivate nella Capitale le cocciniglie tartaruga (Toumeyella parvicornis). Si tratta di specie aliene, provenienti dal Nord America, la cui presenza sulle chiome degli alberi rilascia una melata su cui attecchisce una fumaggine scura. Quest’ultima impedisce agli aghi di ricevere la luce del sole e di conseguenza le foglie, impossibilitate ad effettuare la fotosintesi, si seccano e cadono. 
 
Anche se la perdita delle foglie, com’è stato chiarito dagli agronomi interpellati, non genera automaticamente il rischio di crollo della pianta, il fenomeno desta comunque preoccupazione. Perchè soprattutto, com’è stato ribadito anche durante una recente commissione Ambiente capitolina, non esistono ancora soluzioni univoche per debellare la cocciniglia.

Come riconoscere la cocciniglia tartaruga

Com’è possibile, per i non addetti ai lavori, stabilire se un pino è stato raggiunto dalla Toumeyella parvicornis? Gli alberi che sono colpiti dalla cocciniglia, ancor prima di farsi notare per il diramarsi della loro chioma, sono riconoscibili proprio per questa melassa che, cadendo a terra, rende le superfici raggiunte particolarmente appiccicose.

A differenza della resina, che il pino rilascia solo in determinate condizioni, questa sostanza zuccherina si rimuove con facilità, anche solo con l’acqua. Banalmente, quindi, se sul parabrezza di un’auto parcheggiata sotto un pino si trovano queste goccioline che, con il getto del tergicristalli, vanno via, allora si é in presenza del temuto insetto.

Villa Leopardi-3-2

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