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L'Università ai tempi del Coronavirus: "Dalle lezioni alle lauree ecco come portiamo avanti il lavoro a distanza"

Ricevimenti, lezioni e discussioni delle tesi non sono state bloccate dal Covid -19. Sono cambiate però le modalità di organizzarle. Un docente universitario racconta l’esperienza della Luiss

L’Università resta chiusa, ma non si ferma. Le misure disposte dal Governo per contenere la diffusione del Covid-19, hanno imposto uno sforzo supplementare a chi, in questo periodo, deve provare a garantire la prosecuzione della didattica. Tra lezioni, ricevimenti e discussioni delle tesi, il professor Alessandro Zattoni, direttore del Dipartimento d’Impresa e Management della Luiss Guido Carli, dove insegna Strategia e Corporate governance, ha spiegato quali sono le novità.

Professor Zattoni, quando avete smesso di fare lezioni frontali alla Luiss?

A seguito dei messaggi arrivati dalla comunità dei rettori e dal governo, mercoledì 4 marzo abbiamo fatto un'apposita riunione, E’ stata quella la giornata in cui abbiamo svolto le ultime lezioni frontali. In ottemperanza alle disposizioni siamo andati immediatamente "in distance". Il 4 marzo alle 17.30 ho fatto la mia ultima lezione in aula. Dalla mattina successiva, alle ore 8.30, invece ho cominciato a tenerle a distanza.

Come vi siete organizzati, dal punto di vista logistico e tecnologico?

Abbiamo utilizzato la piattaforma Cisco webex. Tutti i colleghi erano stati individualmente informati e quindi si sono presentati il 5 marzo in Ateneo, giacchè all’epoca era ancora possibile farlo. Agli studenti anche è stata fornita indicazione di collegarsi alla lezione in modalità virtuale. Attualmente invece svolgiamo lezione restando anche noi docenti a casa.

Com’è insegnare ad una classe che, fisicamente, non è presente?

Intanto è inevitabile, anche perché alcuni di loro non erano più fisicamente a Roma. A prescindere da questo devo riconoscere che funziona bene, anche perché c’è stata una rapidissima capacità di adattamento da parte dei docenti. Chiaramente si può migliorare sul piano dell’interazione, ma ci stiamo già lavorando.

Immagino siano stati sospesi anche i ricevimenti…

Sì, per quanto riguarda questo aspetto, riusciamo a gestire le comunicazioni con gli studenti tramite email. Ci inviano i loro documenti sulla posta elettronica e sul pc li possiamo leggere tranquillamente. Se ci sono particolari necessità si può ricorrere anche a Skype.

In questo periodo sono previste anche le discussioni delle tesi. Come vi siete organizzati?

Sono stato il primo a farne in modalità "distance". In realtà qualche studente, lunedì 9 marzo, si è presentato. Ma senza genitori. Noi docenti eravamo invece aula. Dl mercoledì successivo siamo invece passati in una modalità che prevedeva la presenza fisicamente solo del presidente e del segretario. Gli studenti sono rimasti a casa. Noi al termine proclamiamo il voto e la laurea, garantendo l’ufficialità e la correttezza della prova.

Senza pubblico quindi..

Diciamo che i famigliari riescono comunque ad esercitare il loro diritto di assistere alla discussione del figlio. Noi in video non li vediamo. Ma la loro presenza la si intuisce dagli applausi che scattano al termine della discussione.

E per quanto riguarda gli esami?

Ci stiamo attrezzando. Stiamo vagliando diversi progetti. E’ chiaramente una prova molto interattiva che comporta la partecipazione di tant studenti. Dal 23 marzo abbiamo in calendario delle prove d’esame intermedie e ci stiamo avvicinando rapidamente a quella data. Sarà un bel banco di prova, noi stiamo facendo uno sforzo molto impegnativo, lavorando in maniera seria e professionale. Abbiamo 9-10mila iscritti e questo significa che, tra meno di dieci giorni, alcune migliaia di studenti si presenteranno a sostenere quegli esami. 

Saranno rigorosamente a distanza. Per la prima volta, con numeri di quella portata. Una bella sfida che serve a rafforzare un concetto molto semplice. Con il Covid-19 si resta tutti a casa. Ma questo non basta per fermare l’università.
 

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