"Un architetto, uno scultore, tre paesaggi": la mostra fotografica di Giulio Valerio Mancini

Substratum è uno studio di architettura con sede a Roma che si dedica alla materia storica, sia essa antica o più recente. Ciò si traduce in lavori di restauro conservativo di beni storico-artistici, ristrutturazione di appartamenti, riuso di archeologia industriale; in ogni progetto, essa è l’elemento da conservare e valorizzare, se di pregio, ed è fonte di ispirazione per l’inserimento di innesti contemporanei o per la modernizzazione in chiave critica di questi manufatti. Parallelamente lo studio si occupa dell’architettura effimera e temporanea di allestimenti museali, nonché di servizi di grafica e brand identity di diverse società. La sede di Substratum, nel cuore di Roma, si propone come uno spazio dinamico, aperto alla contaminazione delle arti, allo scambio di idee, all’intreccio di relazioni e alla promozione di giovani creativi.

Dal 31 maggio al 10 luglio SUBSTRATUM ospita la mostra fotografica "Un architetto, uno scultore, tre paesaggi", dell'architetto e fotografo Giulio Valerio Mancini.

Giulio Valerio Mancini si laurea in architettura alla Sapienza di Roma con una tesi in composizione architettonica. Sempre affascinato dalla rappresentazione, coltiva parallelamente l'interesse per la fotografia. Si perfeziona con il fotografo Luca Capuano a Bologna. Affianca all'architettura progetti di ricerca personale.

Il lavoro della palazzina del Girasole è un lavoro d'accento che racconta la linea in architettura. Giulio, inquadrando, sceglie di tagliare alcuni elementi architettonici come finestre e scale. L'ombra riempie i buchi neri di un materiale poroso e ruvido come il travertino e si poggia sulle fughe orizzontali e sui tagli diagonali delle lastre disegnate dal grande Moretti. La luce, con il suo spessore, scolpisce la plasticità della materia ed esalta le irregolarità di una pietra “maleducata” che è divenuta Roma da più di un secolo. Le fotografie su Carlo Zauli sono un racconto intimo di un luogo di lavoro e di un lavorar di mano. L'ambiente non è ricostruito o abbellito in maniera decorativa. Di questo vissuto nulla si perde, nessun oggetto viene spostato. La luce naturale si poggia morbidamente sugli attrezzi che trova. Non viene aggiunta luce artificiale ad appiattire, anzi sono lasciate delle piccole ombre degli oggetti e , nel finale, una larga penombra. I paesaggi di Giulio sono fatti di sole linee e apertura di campo. Sembra ci sia in ognuno un invito ad un andare: le linee prospettiche disegnate dai tronchi innevati, la piega del fiume, l’increspatura curva dell’onda del mare portano ad un altrove che si può solo
immaginare al di fuori dei bordi bianchi. Uno sguardo asciutto e lirico, il suo.
 

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