I rioni Celio, San Saba e Testaccio

Domenica 8 marzo l'associazione VediROMAinBici-onlus organizza una facile pedalata nel centro storico di Roma attraverso i rioni del Celio, San Saba e Testaccio caratterizzati da presenze storiche artistiche e archeologiche di primissimo piano. Con il pretesto di seguire i confini delle Regiones di Augusto, da cui sono nati gli attuali rioni, avremo modo di scoprire tanti luoghi di grande fascino: dalla residenza dei Laterani, alle chiese medioevali del Celio, passando per i resti imponenti delle Terme di Caracalla, salendo verso San Saba con le “villette” dei primi del Novecento, fin verso porta San Paolo e uno dei quartieri popolari di Roma per eccellenza, cioè Testaccio, ma anche per vedere i resti del porto commerciale della Roma imperiale.

Appuntamento alle ore 9,15 in largo Corrado Ricci, nei giardini tra via dei Fori Imperiali e via Cavour.
Tante le scoperte che ci aspettano in questo originale percorso in bici, ne segnaliamo solo alcune.
Chiesa dei Santi Quattro Coronati. L’aspetto esterno è quello di una fortezza, soprattutto se vista da via dei Querceti. Bisogna tener presente che fino alla “cattività avignonese” nella vicina basilica lateranense risiedeva il pontefice, non è da escludere che avesse in effetti funzioni difensive. Nel 1084 la zona subì devastazioni per una incursione dei Normanni.
Il complesso è preceduto dalla più antica torre campanaria esistente a Roma (IX secolo), è dedicato ai soldati Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino che, essendosi rifiutati di adorare una statua di Esculapio, furono martirizzati sotto Diocleziano. Un’altra versione parla di quattro scultori che si erano rifiutati di realizzare una statua pagana.

Dal secondo cortile si entra nella portineria delle monache, dalla ruota si chiede la chiave per entrare all’oratorio di San Silvestro, questo fu decorato nel 1246 con affreschi sulla vita di Costantino ad opera di uno o più maestri bizantineggianti, forse veneti. L’importanza di tali affreschi risiede nel fatto che si vuole esaltare il ruolo della chiesa e la superiorità del potere religioso su quello politico in anni di lotte per le investiture. La pittura così diventa strumento di lotta politica e di divulgazione delle tesi “ghibelline”.
L’interno basilicale, diviso in tre navate da colonne antiche di granito di vario spessore con capitelli corinzi e compositi, presenta in alto matronei con colonne e capitelli ionici sormontati da pulvino e nella navata mediana un pavimento cosmatesco. Sull’altare della navata destra “Adorazione dei pastori” di scuola fiamminga del sec. XVI. Nell’abside pregevoli affreschi con le storie dei Ss. Quattro Coronati di Giovanni da San Giovanni del 1630. Il presbiterio fu rialzato nel IX secolo per ricavare la cripta, con quattro arche contenenti reliquie di santi martiri, sopra l’ingresso di destra iscrizione damasiana del IV secolo relativa ai martiri Proto e Giacinto. Al termine del colonnato di sinistra, addossato al pilastro “ciborio” attribuito ad Andrea Bregno o Luigi Capponi.

Terme di Caracalla. Il ciclopico complesso delle Terme, dette anche Antoniniane, forma uno dei più impressionanti e pittoreschi scenari della Roma antica. Furono iniziate da Settimio Severo nel 206 e inaugurate dal figlio Antonino Caracalla nel 217. L'opera venne completata dai successori Elagabalo e Alessandro Severo. Ancora Aureliano le restaurò, erano le più ricche di ornamenti di Roma. Funzionavano ancora nel VI secolo quando furono danneggiate dai goti e rese inutilizzabili per la distruzione degli impianti idrici che erano di una straordinaria perfezione (le cisterne erano capaci di contenere 80.000 litri d'acqua) . La planimetria segue il tipo stabilito fin dal II secolo, un grande corpo di fabbrica centrale, circondato da giardini, entro un vastissimo recinto rettangolare con esedre, sale e altri ambienti accessori. Occupavano uno spazio quadrato di m 330 per lato, l'edificio centrale misurava m 220 X 114. Si ritiene che lo stabilimento contenesse bagni singoli e vasche in comune per un complesso di 1.600 bagnanti alla volta. Oltre ad essere tutte rivestite di marmi e di metalli, animate da getti d'acqua, avevano una decorazione scultorea delle più sfarzose, difatti i più celebri marmi della collezione Farnese oggi al museo nazionale archeologico di Napoli, provengono da qui: l'Ercole Farnese, il toro Farnese, la Flora ed altri pezzi, come pure i mosaici con atleti oggi ai Vaticani, le due vasche di granito che ornano le fontane di piazza Farnese e la colonna portata da Cosimo dei Medici in piazza santa Trinita a Firenze.

Monte Testaccio o Monte dei Cocci. E’ così perché si è formato accumulando i rottami di anfore che venivano scaricati dai magazzini e dagli impianti adiacenti al porto fluviale dell’Emporium. Le anfore, non essendo smaltate all’interno, non potevano essere riutilizzate. Una discarica specializzata alta circa 36 metri (m 54 slm), con la circonferenza di base di un chilometro circa, si calcola che vi siano i resti di 53 milioni di anfore per la maggior parte olearie. Testae in latino vuol dire cocci, ecco perché il nome di Testaccio poi attribuito al rione. Esso rappresenta una sorta di “archivio” della storia commerciale ed economica della Roma tardo repubblicana e di buona parte dell’impero, appena esplorato nella parte superficiale (a parte i saccheggi di scavatori clandestini). Recenti studi hanno appurato che i materiali per ora noti sono quasi tutti appartenenti ad anfore olearie provenienti dalla penisola iberica (Andalusia), e dal Nord Africa, con marchi di fabbrica impressi su una delle anse e il nome dell’esportatore, la data consolare e altre notazioni dipinte sul corpo e databili per lo più tra il periodo augusteo e la metà del III secolo d.C.

Appuntamento alle ore 9,15 in largo Corrado Ricci, nei giardini tra via dei Fori Imperiali e via Cavour.
Piero Tucci

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