Occidental express, solo andata

Un treno atteso, una stazione di confine, un vecchio cieco che ogni giorno, da un tempo ostinato e cristallizzato in un passato mitico, aspetta che esso transiti con il suo carico di possibilità verso un futuro altro.

Due artisti di strada, un americano e un rumeno, che - entrambi emigrati a Parigi - si trovano casualmente a misurarsi con la stessa fame e gli stessi bisogni. Una compagnia di attori arrangiata, diretta da un improbabile capocomico che tenta di offrire ai turisti lo spettacolo folkloristico che si immagina essi si aspettino da loro; una donna venuta da chissà dove, da chissà quale "altrove" che si presenta a un colloquio di lavoro con un curriculum che racconta un unico talento: leggere le ultime parole sulla bocca di chi sta morendo.

E ancora uomini e donne, protagonisti di un popolo fluido, capace di adattarsi, dividersi, prendere panni altri, abdicare alla propria identità, vendersi e svendersi pur di somigliare all'occidente, viaggiando in un container, calandosi nel buio.

Sullo sfondo il dramma del regime e della guerra, in figura l'identità di un popolo: 𝗢𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹 𝗘𝘅𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀, 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮, 16 quadri, alcuni autonomi, altri legati gli uni agli altri, è il racconto di un viaggio.

Un viaggio dall'Est, talvolta compiuto e più spesso onirico, verso quella terra idealizzata che è l'Occidente vista attraverso lo sguardo dei popoli balcanici, prima e dopo la caduta del blocco sovietico.

Un viaggio su un Orient Express al contrario di cui Visniec sembra sottolineare il costo spesso inconsapevole ed altissimo. Di sola andata, appunto.

Matéi Visniec, autore rumeno naturalizzato francese - trasferitosi in Francia sotto il regime di Ceaușescu, dove ha chiesto e ottenuto asilo politico dal 1987, dopo che le sue opere erano state molteplici volte oggetto di censura in Romania - è uno tra gli autori attualmente più rappresentati nel suo paese di origine, tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in altrettanti paesi. Autore prolifico e da uno stile personalissimo, caratterizzato dalla commistione di atmosfere poetiche, drammatiche e grottesche, comiche, oniriche e surreali, ha sempre seguito nel suo teatro un filone politico e sostanzialmente di critica e denuncia, di una realtà che lui stesso ha potuto drammaticamente attraversare con la sua esperienza.

 

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