No Hamlet please al Teatro India

NO HAMLET PLEASE da William Shakespeare uno spettacolo di Riccardo Vannuccini dedicato a Fatim Jawara Con i richiedenti asilo della REFUGEE THEATRE COMPANY LAMIN NJIE, YAYA JALLOW, YELI CAMARA, LUCKY EMMANUEL, JOSEPH EYUBE, con gli attori della SCUOLA DI TEATRO E PERFEZIONAMENTO PROFESSIONALE DEL TEATRO DI ROMA MARIA TERESA CAMPUS, VINCENZO D'AMATO, STEFANO GUERRIERI, CHIARA LOMBARDO, CATERINA MARINO, e con EVA GRIECO, LARS RÖHM, CAPUCINE FERRY Dal 7 all'11 dicembre ArteStudio presenta al Teatro India, NO HAMLET. PLEASE, per la regia di Riccardo Vannuccini. Lo spettacolo nasce nell'ambito del progetto TEATRO IN FUGA, ed è dedicato alla questione delle migrazioni forzate. L'intenzione del laboratorio che ha poi prodotto questa performance, è quella di provare a comprendere attraverso lo strumento del teatro gli accadimenti del mondo contemporaneo, in questo caso mettendo in scena giovani attori e giovani richiedenti asilo provenienti dall' Africa. Produzione ArteStudio Testi da WILLIAM SHAKESPEARE, FRANZ KAFKA, INGEBORG BACHMANN, WALTER BENJAMIN COLETTE THOMAS, PATRIZIA VICINELLI Scene, costumi, luci YOKO HAKIKO Colonna Sonora ROCCO CUCOVAZ Direzione tecnica DANIELE CAPPELLI Regista Assistente MARIA SANDRELLI Responsabile di produzione CATERINA GALLONI Produzione ALBA BARTOLI Ufficio Stampa MIRIAM SEMPLICE MARANO Musiche Simeon Ten Holt, Underground Youth, Warren Ellis, Carla Bruni, Nick Cave. Il teatro è una sorta di motopompa che può irrigare un pezzetto di terra secca. Come in Africa. L'Amleto di William Shakespeare diventa un libro segreto, si fa mappa del mondo in grado di misurare le cose del tempo attuale. Il testo si trasforma in azione scenica e allora un foglio strappato dal copione diventa la carta d'identità, il permesso di soggiorno, una ricetta medica, l'ultima lettera alla madre, un fuoco nella notte, la tomba sulla sabbia. Amleto è come una traccia, un segnale di orientamento fra uomo e dio, fra bene e male, fra terra e mare, fra castello e deserto, fra vendetta e giustizia, fra cristiano e musulmano, fra oriente e occidente, fra pace e guerra, fra Amleto e Ofelia. Uno spettacolo dedicato alla figura dell'Amleto shakespeariano per ravvicinare i corpi dei partecipanti, rifugiati e attori e farne uno strumento unico di indagine del contemporaneo, in un progetto di composizione scenica che attraverso la finzione sperimenta nuove possibilità di salute. «Poiché il senso dell'arte, anche quando contraddice è proprio quello della salus - afferma il regista Riccardo Vannuccini - Il nostro campo di indagine scenica metterà in prova un'idea di teatro poetico, non discorsivo dunque, un teatro che possa formarsi e formare in uno spazio altro - minore ma non minoritario - e che deve rigenerarsi rispetto alle attuali forme di conoscenza e comunicazione». Una messinscena che unisce assieme giovani in fuga e giovani attori, con lingue e abitudini diverse, per fare teatro. «Ho lavorato col teatro in Libano più volte, in Giordania, in Palestina, in Iran, nelle zone di guerra, mettendo assieme queste persone intorno ad un tavolo per mangiare e discutere, tutti intorno ad una traccia per fare teatro, in un campo all'aperto in mezzo alle tende o in uno scantinato rifugio antiaereo o ancora in un antico hammam trasformato in fascinosa sala teatrale. Per quanto mi riguarda, niente a che vedere col sociale o il pedagogico, io lavoro col teatro per puro divertimento estetico, la finzione che serve a conoscere, qualcosa che possiamo chiamare buona salute, nei teatri ufficiali come nei centri in Italia per i rifugiati, i C.A.R.A. come nelle tende che ospitano i profughi nelle zone di guerra». Amleto allora si trasforma in un campetto di terra battuta, un pezzo di pane, una tazza di tè, un gioco che mette in scena allo stesso modo i richiedenti asilo e gli attori della Scuola del Teatro di Roma. I grandi temi di Shakespeare si collocano in altri luoghi e in altri tempi dando vita ad un viaggio all'interno di un mondo più che mai attuale, ad un percorso di conoscenza che ci riguarda tutti, per il quale il teatro può rappresentare uno spazio aperto di comprensione. «Perché, se il teatro invece diventa una fortezza intellettuale, un testo tomba - conclude Vannuccini - allora non funziona. No - mi dicono sorridendo i giovani africani o i bambini siriani - no Hamlet, please». Orario: mercoledì 7 e domenica 11 dicembre ore 21.00; giovedì 8, venerdì 9, sabato 10 ore 19.00 Durata spettacolo: 70' senza intervallo INGRESSO: special price 7 euro con prenotazione diretta a: prenotazioni.nohamlet@gmal.com biglietto intero 20 euro Info: Tel. 06 684000311/14 (biglietteria Teatro Argentina) ArteStudio +39 3287575388 info.artestudio@libero.it

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