Al Museo Leonardo Da Vinci Experience il dipinto più antico di Leonardo

Il Museo Leonardo Da Vinci Experience di Via della Conciliazione a Roma ospiterà in esclusiva mondiale l’unico esemplare riprodotto dell’Arcangelo Gabriele di Leonardo Da Vinci, primo dipinto del genio toscano scoperto e annunciato da Ernesto Solari, studioso leonardiano di fama mondiale.

Il museo di Via della Conciliazione, già famoso per la sua collezione di riproduzioni pittoriche più fedeli al mondo del genio del Rinascimento, esporrà nei suoi spazi fino al 30 settembre 2018 l’opera più antica realizzata da un giovanissimo Leonardo, firmata e datata 1471: una piastrella in terracotta di forma quadrata (20x20 cm.) con un dipinto invetriato raffigurante l’Arcangelo Gabriele realizzato verosimilmente dal genio toscano all’età di 19 anni nella fornace del nonno a Bacchereto.

All’interno delle sue cinque sale tematiche, il Museo Leonardo Da Vinci Experience esporrà inoltre l’unico esemplare al mondo di macchina per la realizzazione delle piastrelle progettata da Leonardo Da Vinci su uno dei 600 disegni del maestro conservati presso la Royal Collection di Windsor.

La scoperta

E’ un Arcangelo Gabriele la prima opera pittorica di Leonardo Da Vinci. La straordinaria scoperta porta la firma del professor Ernesto Solari, studioso leonardiano di fama mondiale e autore di numerosi scritti sul genio toscano, che dopo un lungo studio diagnostico e l’intreccio di diverse prove scientifiche ed artistiche ha presentato l’opera, una quadrella dipinta e firmata da Leonardo Da Vinci, alla stampa nazionale e internazionale.

Il giovane dai riccioli folti e lo sguardo determinato, un’aureola dorata che gli incornicia il volto, mentre ali di pavone fanno capolino dal basso, potrebbe essere anche il primo autoritratto del Genio. La firma del genio “Da Vinci Lionardo” si legge da sinistra verso destra sul volto dell’Arcangelo Gabriele, ed è parzialmente “mimetizzata” sulla mandibola unitamente alla data “1471” e ad un intreccio composto da lettere e numeri posizionati sotto il nome “Lionardo”.

Sul bordo inferiore della quadrella vi è anche la sigla “LDV ib” ad indicare le proprie iniziali, ed in modo abbreviato e speculare la propria località di origine “Lionardo Da Vinci di Vinci”. Solari ha esposto il complesso apparato di studi e analisi diagnostiche che attribuirebbero la quadrella al genio toscano, tra cui: la perizia storico-artistica dell’opera; la perizia grafologica sui tracciati presenti su di essa; l’esame di termoluminescenza che ha datato e autenticato l’opera al XV secolo; l’analisi stratigrafica ed XRF dei pigmenti che ne hanno certificato la compatibilità; e l’analisi riflettografica che ha evidenziato gli elementi preparatori. Dopo la presentazione alla stampa, l’opera originale è tornata al sicuro e l’unica “copia” visibile sarà esposta fino al 30 settembre 2018 presso il museo “Leonardo Da Vinci Experience” di Via della Conciliazione 19 a Roma.

La macchina del genio

Il Museo “Leonardo Da Vinci Experience” accompagnerà all’esposizione della riproduzione della quadrella anche una macchina progettata da Leonardo Da Vinci per la realizzazione di quadrelle. Un altro esemplare unico al mondo, realizzato in scala 1:1 dal disegno eseguito dal Genio Universale che oggi è conservato insieme ad altri 600 fogli presso la Royal Collection di Windsor. Nel disegno di Leonardo sono visibili un banco da lavoro ed un estrusore per argilla completato dal metodo per la conservazione dell’impasto.

La macchina è costituita da due vani, uno di forma quadrata per la formatura della piastrella, con le tassellature concave sul retro, e uno di forma rettangolare per la raccolta dell’argilla; la macchina misura circa 60 cm di lunghezza per 26 cm di larghezza e 15 cm di altezza.

Nel particolare del disegno di Leonardo di tale macchina si notano le tassellature circolari sul retro; vengono evidenziati i cerchi semisferici a rilievo sul lato destro ed il regolo che comprime e quindi appiattisce la piastrella trascinando l’argilla in eccesso nel cassonetto posto sul lato sinistro. La piastrella che essa formava era di certo di forma quadrata come si può desumere dalle proporzioni dei lati che compongono il disegno stesso.

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