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Roma trionfa agli Oscar con "la Grande bellezza": la vittoria della Dolce vita Cafonal

La statuetta torna così in Italia dopo 15 anni grazie al ritratto della Roma godona nei cui meandri si muove il Jep Gambardella di Toni Servillo

"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. Il film che racconta la Roma metafisica riporta la Capitale al centro della filmografia mondiale. La statuetta torna così in Italia dopo 15 anni grazie al ritratto della Roma godona nei cui meandri si muove il Jep Gambardella di Toni Servillo.

Il regista Paolo Sorrentino è salito sul palco per ritirare il premio, insieme a Servillo e al produttore del film Nicola Giuliano. “Grazie alle mie fonti di ispirazione: Talking Heades, Federico Fellini, Martin Scorsese e Maradona. Grazie a Roma e a Napoli e alla mia personale grande bellezza: Daniela, Anna e Carlo”: queste le parole di Paolo Sorrentino, il suo “acceptance speech”.

Una Roma indolente, cafonal, con personaggi di plastica: questo è quello che Sorrentino mostra in questo film in una serie di quadri esteticamente perfetti. Protagonista Jep Gambardella, un uomo approdato a Roma a ventisei anni  che si porta addosso tutta la fame e la curiosità della provincia e anche quell'accento napoletano. Jep è insomma uno nato ricco. Uno che viene dal Vomero, da Posillipo, un signore che, come dicono gli inglesi, non ha dovuto comprare i mobili per arredare la sua casa. Gambardella è uno che di cose ne sa. E' un dandy sempre inappuntabile, che conosce le persone giuste che vivono la notte proprio come fa lui. E proprio i personaggi che affollano il suo terrazzo e che quelli che Jep incontra durante le sue passeggiate nella Roma dei piani sequenza sorrrentiniani diventano i protagonisti di questo ritratto moderno della Dolce Vita.

La Grande Bellezza si aggiunge così all’elenco dei film italiani vincitori dell’Oscar per la miglior pellicola straniera, insieme a “La vita è bella” di Roberto Benigni nel 1999, “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores nel 1992, “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore nel 1990, “Amarcord” di Federico Fellini nel 1975, “Il giardino dei Finzi-Contini” di Vittorio De Sica nel 1972, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri nel 1971, “Ieri, oggi e domani” di De Sica nel 1965, “Orfeo negro” di Marcel Camus nel 1960 (una coproduzione con Francia e Brasile), “Le notti di Cabiria” di Federico Fellini nel 1958, “La strada” sempre di Fellini nel 1957, “Ladri di biciclette” di De Sica nel 1950 e “Sciuscià” di De Sica nel 1948, che vince un premio speciale. L’Italia conquista così ben 13 statuette in tutto.

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